A seguito del rilascio del loro primo full-length, abbiamo sentito Dorian Bones, frontman dei Whiskey Ritual, band nostrana che ci riporta indietro nel tempo fino ai più grezzi Eighties.

“In Goat We Trust” è il vostro primo full-length ed è un disco ispirato e convincente. Ho visto che la formazione dei Whiskey Ritual è composta da musicisti già impegnati in altri progetti. Cosa vi ha portato a formare la band?

La band è nata all’inizio del 2008, quando conobbi Plague che era impegnato come session nel progetto Fearbringer. Io facevo parte di una band Horrorpunk stile primi Misfits, e avevo voglia di tornare alle mie origini, cioè il black metal vecchia scuola. Volevo metter su un progetto che prendesse ispirazione dai primi lavori dei Bathory, di Hellhammer e soprattutto dei Venom. E’ stato molto difficile trovare altre persone che volessero dedicarsi anima e corpo in un progetto del genere, per fortuna abbiamo trovato A. che faceva parte della scena punk della nostra città e si è dimostrato subito entusiasta e poi Asher, il batterista dei Forgotten Tomb. Ci siamo trovati da subito e abbiamo iniziato a comporre materiale grezzo e bastardo e poi abbiamo registrato il primo Ep alla fine dell’anno.

Musicalmente avete influenze riconducibili al rock’n’roll ottantiano, quello più sporco e irriverente. Riproporre un genere simile ai giorni nostri è come stuprare il presente. Qual è lo stimolo che vi ha fatto intraprendere questa scelta musicale?

Lo stimolo è stato proprio quello di “stuprare il presente” eh eh eh. Sul serio, volevamo fare il cazzo che ci pareva senza star troppo a pensare, avevamo tutti altri progetti e i Whiskey Ritual dovevano essere puri, genuini e senza compromessi. Credo che sia questa la nostra forza, non farci alcun tipo di problema; se ci va a genio un riff rock’n’roll ce lo mettiamo, un coro hardcore, ce lo mettiamo, un cantato punk? ce lo mettiamo! Tutto dev’esser a servizio della canzone, del suo testo e della sua dimensione. Abbiamo visto negli anni come alcune band black metal eccezionali siano rimaste vittime di loro stesse. Io credo che il black metal sia molto di più che un insieme di regole e paletti stilistici e ideologici, credo che il black metal sia un’arma in qualunque sua forma, ma solo se chi la impugna ha l’attitudine giusta. Il black metal è attitudine.

I testi delle canzoni sono piacevolmente blasfemi e inneggianti all’eccesso, e sono immediati come la musica che li accompagna. Da cosa vengono inspirati?

I testi sono la rappresentazione di ciò che vedo per le strade, in mezzo alla gente ed in mezzo ai casini eh eh. Sono un inno alla decadenza, l’ultimo grido di un uomo disperato che cerca di portar con se più persone possibili, in fondo al baratro. Tra l’ironia di alcuni testi potrete trovare alcune chiavi di lettura molto più profonde di quanto in realtà possa sembrare a primo impatto. Gli eccessi che sono descritti sono proprio il modo in cui arriviamo a vedere le cose da un punto di vista diverso. Vi invito a passare una serata in nostra compagnia per capire veramente i testi di “IN GOAT WE TRUST”.

Pensate che i Whiskey Ritual possano avere un futuro musicale, o ancora non avete pianificato nulla, pensando principalmente a godervi questo momento?

Spero di continuare a suonare con i Whiskey Ritual ancora per molto tempo perchè è difficile trovare una band con la quale ti diverti così tanto eh eh. Il nostro chitarrista è molto produttivo in fase di scrittura quindi ha già delle nuove idee, io sinceramente non ne voglio ancora sapere, voglio suonare ancora dal vivo e promuovere questo disco con la mia label, la Lo-Fi Creatures. L’anno prossimo vorrei fare qualche data all’estero, zero agenzie, solo band di amici che ci ospitano da loro. Nocturnal Depression in Francia, Infinity in Olanda e Azahel Fortress in Austria.

Le droghe e l’alcol applicate alla massa portano all’auto-distruzione. Individualmente possono essere vissute in maniera creativa. Qual è il vostro rapporto con queste sostanze?

Loro non possono fare a meno di noi e noi non possiamo fare a meno di loro eh eh. Scherzi a parte credo che il nostro rapporto con le sostanze sia molto forte. Per noi è come benzina per aprire la mente e l’inconscio, quando suoniamo o quando componiamo siamo fatti perchè cerchiamo di portare la realtà in un altro piano, nell’etereo, nell’astratto, e poi rigettiamo tutto nelle canzoni. È come se cercassimo di far vomitare il nostro subconscio.

Satana per voi è la facciata iconoclasta per mettere in luce le brutture dei moralisti di oggi. Una sottile ironia rende l’attacco che portate contro i bigotti dei giorni nostri ancora più crudele. Cos’è per voi il Male?

Tutto ciò che porta ad un punto di rottura con il presente viene spesso interpretato come “Male” proprio perchè sono in molti a non voler cambiare le cose. Credo che il concetto sia relativo. Satana è per noi una figura simbolica come hai detto, per sfasciare ogni inibizione e morale. Satana è forza. Ma c’è anche un aspetto spirituale, alcuni di noi si rifanno nella vita di ogni giorno ad alcuni scritti vicini al mondo dell’occulto e in particolare al satanismo.

La dimensione live per voi è determinante, ed è comprensibile visto il genere proposto! Come si sta comportando il pubblico ai vostri concerti?

Il pubblico ai nostri concerti è la cosa che mi fa venire voglia di far sempre più concerti ah ah, non importa in quanti siano ma ti assicuro che fanno spavento. Ogni posto dove andiamo scatta sempre un pogo assurdo e più volte i peggiori si imbattono in stage siving senza un domani. Venite e vedrete! La cosa più forte è che ci sono punk, thrasher e blackster tutti insieme sotto al palco! Come ai tempi d’oro dei Venom.

Consigliate un disco ai nostri lettori, preferibilmente in linea con la vostra proposta.

“BLACK METAL JUGGERNAUT” dei BLACKTHRONE. Un disco devastante da metter su nelle notti a base di coca e troie! Un ringraziamento speciale a Tumulash dei Tumulus Anmatus per avercelo fatto scoprire durante una grigliata ad alto tasso alcolico eh eh.

L’intervista è terminata. Lascio concludere a voi…

Grazie del supporto!

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