Necrosleezer – Pope Kill

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Antefatto. Nei lontani anni ottanta in quel di Burnaby, Canada, si formò una band che prese il nome di Antichrist, per poi diventare Desaster, per poi diventare Thrash Hammer, per poi assumere altri svariati nomi sinchè giunsero al definitivo moniker di Blasphemy. Il loro primo album, “Fallen Angel Of Doom” era un concentrato di malvagità primordiale e cafona come poche altre cose. Come spesso accade la vita di una band, per i più svariati motivi, può essere più o meno travagliata e nel 1993, dopo il secondo disco “Gods Of War”, si sciolsero. Chi tornò alla propria vita e chi invece decise di ostinarsi a portare in giro la propria proposta di blasfemia e morte. Poco tempo dopo il buon Ace Gustapo Necrosleezer And Vaginal Commands, con il fidato amico di scorribande per cimiteri 3 Black Hearts Of Damnation And Impurity, decide di tornare a provare qualche pezzo satanico nel fienile vicino a casa loro nelle campagne fuori Vancouver, con il risultato finale di aver composto circa una decina brani, di cui quattro vennero registrati nei mitici Fiasco Bros Studios. Alla fine delle registrazioni l’ormai duo decise di inviare la demo a svariate etichette che non diedero la minima attenzione alla proposta spartana e ricca di odio dei ragazzi; pertanto la decisione finale fu quella di appendere chitarre, bacchette e croci rovesciate al muro. Le poche copie che furono rilasciate in giro qua e là avevano una produzione ai minimi termini e portavano come titolo “Recruit For Conflict”, anche se 3 Black Hearts chiamò sempre il nastro “Pope Kill”, come  il nome della traccia di apertura adottato per questa prima versione ufficiale.

Detto ciò arriviamo al 2018, anno in cui la mitica Nuclear War Now! decide di ristampare la mitica fatica dei Necrosleezer per poterla distribuire al mondo intero. L’importanza storica di questo 12” è innegabile, si tratta delle uniche registrazioni di quell’epoca da parte di alcuni membri dei Blasphemy. Le influenze della band madre sono ovviamente percettibili ma il suono dei Necrosleezer compie un netto distacco dal lavoro svolto da Ace Gustapo e 3 Black Hearts con la loro band principale. Qui il sound è ripetitivo, ipnotico e sinistro, influenzato dall’Europa più di qualsiasi altra cosa avessero fatto i Blasphemy. I primissimi Bathory sono un ovvio punto di riferimento ma altre influenze, come il black metal norvegese, il thrash tedesco e il grind fanno capolino più e più volte durante i tredici minuti della demo. Le canzoni sono in gran parte costruite attorno alla ripetitività e monotonia dei battiti di 3 Black Hearts, con il rullante in loop che pare un martello dentro il cervello, mentre i riff di Ace Gustapo si mescolano, in maniera a volte più approssimativa, a volte meno, a questo percuotere senza sosta. Il suono è davvero miserabile e solo due delle canzoni sono state registrate in maniera più accurata, le altre in presa diretta dentro la sala prove. La voce è ripugnante e triste, quasi come voglia stare al di sopra di tutto; pertanto ci si accorge che pure il mix non è stato fatto da professionisti del mestiere. La cosa più incredibile è che, nonostante ai tempi si fossero avvalsi di uno studio di registrazione a tutti gli effetti, la resa sonora è quella di una demo che conserva la natura primitiva della performance. Nonostante ciò il tutto è sufficiente per capire cosa si sta ascoltando, anche se il loop continuo del rullante arriva ai limiti del fastidioso e la voce sembra un rantolo; è una cacofonia controllata, non raffinata ma neppure imprecisa. Questa versione delle registrazioni di “Pope Kill” è stata rimasterizzata e ripristinata, rispettando il più possibile la forma primordiale e spartana dell’originale, da James Plotkin, con l’aggiunta di una copertina nuova di zecca, in quanto i nastri originali che la band inviava alle etichette ne erano sprovvisti. In conclusione diciamo che queste quattro canzoni rappresentano semplicemente uno scorcio su quello che fu il lavoro di alcuni membri dei Blasphemy dopo lo split, un ricordo, un lascito. Questo era il black metal, questa era l’attitudine venticinque anni fa, molto lontana da produzioni con allegati i confetti rosa. Di sicuro non un ascolto per tutti i giorni, ma per i fanatici del genere è di sicuro un bel pezzo da collezione tra i vari dischi di metallo nero nel proprio scaffale.

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