Profanatica – Altar Of The Virgin Whore

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Ensemble storico dell’underground a stelle e strisce, i Profanatica non hanno certo bisogno di particolari presentazioni: il gruppo nasce nel 1990 da una costola degli Incantation e dà alle stampe una serie di demo, ep e split ben presto divenuti oggetto di culto (tra i quali specialmente il seminale “Weeping In Heaven” del 1991); dopo il prematuro scioglimento intorno al 1992, i nostri risorgono dalle proprie ceneri nei primi anni 2000 per volontà del membro fondatore Paul Ledney e da allora, con rinnovato slancio creativo, producono una discografia piuttosto nutrita e di buona qualità, che può vantare anche quattro full length (tra i quali il migliore a mio giudizio resta il primo, “Profanatitas De Domonatia” del 2007) e che li ha portati ad acquisire una certa visibilità nella scena, tanto da consentire loro di calcare il palco in un tour europeo di prestigio, nel novembre di quest’anno, in compagnia di grossi calibri come Watain e Rotting Christ.

Fin dagli esordi il gruppo americano è stato pioniere di sonorità black tra le più barbariche e minimaliste, che recuperavano influenze dal death più putrescente e si lasciavano volentieri ispirare dal grezzume più becero e nefando di bands come Blasphemy, Beherit e simili. C’è da dire che per l’oscurità dissacrante e blasfema del loro stile asciutto e lineare i Profanatica si esprimono molto più efficacemente sulla breve distanza, che garantisce loro maggiore potenza e compattezza e scongiura l’effetto noia: ed infatti questo nuovo “Altar Of The Virgin Whore”, edito in vari formati dall’instancabile Hells Headbangers Records, racchiude in poco meno di venti minuti tutti i tratti essenziali del sound dei Profanatica, che resta legato ad un approccio old school estremamente ruvido e bestiale ma in questo caso riesce ad essere sufficientemente vario grazie ad alcuni accorgimenti dovuti all’esperienza che certamente alla band non manca.

Parlo ovviamente di una varietà stilistica relativa, perché si resta comunque indissolubilmente legati ad un trademark tradizionale di stampo americano che proprio i Profanatica, tra gli altri, hanno contribuito a creare: ed allora, proprio sotto la superficie, è abbastanza agevole individuare più di uno spunto di matrice bathoryana o qualche linea chitarristica che sembra presa di peso dai primi Darkthrone (ascoltare per credere il riff iniziale dell’opener “Conceived With Sin”); insomma c’è più di un’influenza di scuola scandinava e più in generale europea, il che non è affatto un male. Per il resto “Altar Of The Virgin Whore” è un lavoro dei Profanatica al 100%, con tutti gli elementi che ci si aspetta di trovare in un disco del genere, a partire dal cover artwork firmato dall’attivissimo e sempre bravo Chris Moyen; un lavoro sicuramente prevedibile ma che di certo non deluderà quanti hanno amato la band statunitense dagli esordi fino all’ultima prova.

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