Catuvolcus – Gergovia

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Giungono alla seconda fatica sulla lunga distanza i canadesi Catuvolcus, band del Quebec che aveva esordito nel 2009 con il full length “Vae Victis”. Questo “Gergovia” non modifica sostanzialmente le coordinate stilistiche del suo predecessore. Siamo di fronte ad un di un concept album i cui testi traggono ispirazione dal “De Bello Gallico” e raccontano le varie fasi di una delle più sanguinose e cruente battaglie che videro opposti i Galli ai Romani guidati da Giulio Cesare. Un approccio lirico sotto certi aspetti originale, al quale non fa però da contraltare una proposta musicale altrettanto personale. I nostri sono infatti fautori di un pagan black metal caratterizzato da venature folk, che riprende stilemi resi noti dagli ultimi Graveland e Nokturnal Mortuum od anche dai vari Himinbjorg, Moonsorrow e Gontyna Kry, tutti gruppi a loro volta palesemente debitori dei Bathory di “Hammerheart”. Nulla di nuovo dunque ma il combo canadese si dimostra comunque in grado di comporre valide canzoni (su tutte la lunga suite “Litaviccos”), alternando con una certa sapienza passaggi più ferali ad ampie ed ariose melodie. Gli inserti “ambient”, che riproducono (come da copione) rumori come lo scorrere di un fiume o il cozzare delle armi, sono abbastanza funzionali alla narrazione, così come è indovinato l’uso delle tastiere, strumento molto presente in questo lavoro, che sottolinea i momenti di maggior pathos tragico. L’approccio vocale del singer e leader Segomaros è particolarmente ruvido e diretto: nessun coro o voce pulita ma solo urla taglienti ed incisive. L’aspetto peggiore del disco – e si tratta a mio giudizio di un difetto non da poco – è l’utilizzo della drum machine: benchè ben programmata, con il suo suono sintetico e freddo snatura completamente il feeling dell’album. Sarebbe bene usare questo strumento soltanto nei contesti adatti. Pur con tutti i limiti del caso, se amate il metal estremo dall’afflato epico e dal piglio magniloquente e marziale, troverete materiale interessante tra le note di questo album. Almeno un ascolto lo vale ma con un batterista in carne ed ossa il risultato sarebbe stato decisamente migliore.

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