Kjeld – Banier Fan Frisia

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Dopo tre anni dall’uscita del debut album “Skym”, tornano più arrembanti e fieri che mai gli olandesi Kjeld e lo fanno in maniera del tutto egregia con “Banier Fan Frisia”, un mcd di pregio, sacro e dannato, che in realtà non rappresenta una release nuova di zecca ma la riproposizione delle tracce che componevano lo split del 2016 in compagnia dei Wederganger. I Kjeld, per chi non li conoscesse, sono un combo proveniente dalla Frisia, la regione più a Nord dell’Olanda, e di questa terra raccontano la storia e le gesta valorose dei loro antenati. “Banier Fan Frisia”, letteralmente la bandiera di Frisia, narra la storia in tre belle canzoni, un percorso mistico con un retrogusto di quel folklore tetro e minaccioso che dipinge terre di guerra e massacro, ma con grande ed etereo fascino nordico, quasi celestiale. Qui si spinge sull’acceleratore, di fatto il black metal che i ragazzi suonano non da spazio a compromessi di qualsiasi tipo, nonostante la forte componente melodica, spesso e volentieri con richiami a quello che può essere definito in gergo “pagan” ma che preferisco descrivere semplicemente come attitudine alla creazione di atmosfere epiche.

I Kjeld iniziano a narrarci la storia con la title track e sin dalle prime note si evince la forte vena drammaticamente sinfonica che, grazie alle tastiere, riesce ad aleggiare per tutta la durata del dischetto, in maniera orgogliosa ma mai prepotente, dando spessore, profondità e personalità a ogni singolo brano, con richiami agli Emperor di “In the Nightside Eclipse”. Ma non pensiamo di aver di fronte una band clone, tutt’altro; le ispirazioni provenienti dalla band norvegese sono tuttavia innegabili e si manifestano minuto dopo minuto sia nella violenza che nell’ariosità delle composizioni. “Wanskepsel” ha un incipt marziale, dal retrogusto al limite del progressive, per poi esplodere in ferocia disumana con blast fuori controllo. Il lavoro del drummer Fjildslach è davvero sopra le righe, come se fosse un Riccardo Muti in piena di qualsiasi tipo di anfetamine: non si tratta di velocità fine a se stesso ma anche di stop n’ go devastanti, capaci di dare, in misura rilevantissima, un corpo totalmente diverso alla song. L’attacco di “Keningsein” è devastante nella sua velocità fuori controllo, come un trattore motorizzato Lamborghini: la song minuto dopo minuto alterna passaggi veloci e rallentamenti, per rifiatare, ripartire e mietere ulteriori vittime, chiudendo poi il disco come era iniziato, in maniera ossessivamente martellante e indiavolata. “Banier Fan Frisia” è un prodotto che va preso per quello che è, un mcd suonato in maniera davvero esemplare, che fa trascorrere venti minuti scarsi in preda a visioni allucinate. La produzione è di livello superiore per una band underground, con suoni nitidi anche se spesso smorzati nella potenza, con le chitarre che ne escono leggermente penalizzate in favore del costante tappeto di tastiere e di una batteria decisamente in primo piano. In conclusione non possiamo esimerci dal giudicare positivamente questo antipasto in vista di un nuovo, e speriamo imminente, full lenght.