Thyrane – Black Harmony

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Ci sono alcuni gruppi che, per vari motivi non legati alle capacità ma piuttosto all’imponderabile dea bendata, riescono a raccogliere molto meno di quanto abbiano seminato: è il caso dei finlandesi Thyrane, band che nel corso della propria ventennale carriera ha vissuto diversi cambi stilistici, perdendosi anche un po’ per strada ed approdando da ultimo ad un blackened death metal di stampo industrial, ma che agli esordi era saldamente ancorata alle sonorità sinfoniche più in voga nella seconda metà degli anni novanta, vero lustro d’oro di questo amato-odiato sottogenere, che ha prodotto tanti capolavori ma che si è andato abbastanza rapidamente a degradare. “Black Harmony”, primo demo dei nostri, originariamente pubblicato in formato tape e ristampato in cd a vent’anni di distanza dalla connazionale Woodcut Records, è un piccolo gioiello che farà la felicità degli estimatori dei primi Dimmu Borgir e dei vari Alghazanth, Obtained Enslavement, Funeris Nocturnum, Enochian Crescent et similia: riffing tagliente come lama di rasoio, vocals demoniache ed un drumming forsennato sono incorniciati da parchi tappeti di tastiere, utilizzate quel tanto che basta per dare corpo ad atmosfere gelide e notturne, senza mai rubare la scena alle chitarre e senza mai risultare troppo invasive. Tutto come da copione ma tutto interpretato in modo impeccabile, tanto da chiedersi perché il successo “commerciale” non abbia arriso a suo tempo ai nostri quanto ad altri più blasonati colleghi. Tutti i pezzi sono di lunga durata, strutturati su continui e repentini cambi di tempo, tenuti insieme da un piglio epico che innerva e marchia a fuoco le composizioni: vero ed assoluto picco compositivo dell’album è “Enthroned By Antichrist”, poderosa cavalcata di undici minuti nel corso dei quali, tra robusti squarci thrash ed effimeri arpeggi acustici, l’anima sinfonica della band viene fuori in tutta la sua incontaminata purezza, senza rinunciare ad un’oncia di aggressività e scolpendo una testimonianza sonora in grado di rivaleggiare ad armi pari con le pietre miliari del genere. “Black Harmony” è senza mezzi termini un lavoro da riscoprire: forse potrà apparire un po’ datato agli ascoltatori dell’era digitale (benché sia arrangiato e registrato con grande cura), perché decisamente legato al suo tempo e alla data di uscita, ma qualsiasi amante del black metal a trecentosessanta gradi potrà trovarci spunti di vivo interesse: “We Are The Sword In The Heart Of God!”.