Blasphemous Noise Torment – Ancient Insignias

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Dopo il come back datato 2008, i nostrani Blasphemous Noise Torment hanno vissuto un periodo di intensa attività creativa, dando alla luce un demo (“Blood Purge”), un rehearsal (“Weapons Of Chaos”) ed uno split live in compagnia degli Heathen Lifecode. Giunge ora il momento del full length, sotto l’egida dell’indipendente Supremacy Through Intolerance. Questo “Ancient Insignias” si dimostra essere un lavoro completo e maturo, bilanciato tra il sound ormai classico del combo italiano e qualche elemento di novità che, senza snaturare lo stile dei nostri, ne amplia ed arricchisce lo spettro delle influenze. Accanto a pezzi di furioso e letale black/death metal, giocati su un riffing veloce ma sempre chirurgicamente curato, come “Invert The Moral Of The Weak” e la seguente “Superion War Assault”, troviamo infatti brani dall’andamento marziale e roccioso, che procedono più lentamente su strutture cadenzate e a tratti quasi doomeggianti, come un cingolato sul campo di battaglia. Ed è proprio questo alternarsi tra sfuriate aggressive e momenti rallentati e pesanti a rappresentare la cifra essenziale di questo album, che, se da un lato continua ad omaggiare quelli che possono essere considerati i numi tutelari dei Blasphemous Noise Torment (ovvero gruppi come Conqueror, Revenge, Blasphemy e Von), dall’altro sembra strizzare l’occhio sia alla scena australiana (primi fra tutti i superbi Destroyer666), per l’approccio guerrafondaio, sia a bands che hanno fatto della pesantezza pachidermica il loro trademark, come i britannici Bolt Thrower e gli olandesi Asphyx. Diverse sono le canzoni che si muovono su queste coordinate, con risultati apprezzabili, ulteriormente esaltati da una produzione soffocata e polverosa, perfetta per il genere proposto, che sottolinea la profondità del suono della sezione ritmica affossando leggermente quello della chitarra. Non manca neppure qualche riferimento al thrash più violento di scuola teutonica ed a certo heavy-speed ottantiano ed il tutto è legato da una voce in un growling gutturale e cavernoso, che non disdegna di lasciarsi andare a qualche urlo selvaggio e demoniaco, e da un’attitudine coerente ed ineccepibile. La conclusiva “Primitive Blood”, con i suoi oltre sette minuti di durata, è l’epitome di tutte le influenze che la band riesce ad amalgare nel proprio sound con buona maestria. Brutalità e marciume uniti ad una certa precisione esecutiva: questi gli elementi che caratterizzano un’opera che piacerà soprattutto agli amanti dell’ortodossia black/death ma che non potrà lasciare indifferenti tutti i cultori della musica estrema nel senso più lato del termine.