Hexecutor – Hangmen Of Roazhon

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La Francia lentamente sta perdendo il suo status di terra cordiale, dai paesaggi sereni e ondulati, romantica ed elegante, in favore di quello di terra del metal underground di pessima fattura. Tuttavia a noi le cose pessime, ignoranti e maleducate piacciono, e come lasciarsi fuggire quindi gli speed-thrashers Hexecutor? Infatti non ce li lasciamo scappare neppure per idea. Impegnati in sala prove tra casse di birra, strumenti a malapena accordati, giornaletti porno e videoregistratori contenenti le peggiori pellicole hard anni ottanta, non potevano lasciare i propri adepti senza una nuova release ed infatti, grazie al certosino lavoro della Dying Victims Productions, rimasterizzano il loro introvabile e seminale ep del 2014 “Hangmen Of Rohazon” per metterlo a disposizione di noi fans sfegatati. Non abbiamo tra le mani un prodotto ben rifinito e fighetto: questa rimasterizzazione prevede una pulizia del suono avente come risultato finale una maggiore potenza ma il tutto è pregno di sudore, muffa e quanto di più marcio e spiacevole possa passare per la vostra testa perversa. Il thrash sprigionato da questi immondi ragazzi è primitivo, ancestrale e senza un minimo di compromessi: sembra che il tutto sia suonato in presa diretta dopo due casse di birra e tre bottiglie di amari (a testa ovviamente), l’impatto è quello che può avere un incidente di un’industria petrolifera sul mare cristallino hawaiano, devastante.

Quattro canzoni di numero che ci danno un’infarinatura più che sufficiente di quello che hanno nel sangue i nostri amici francesi: un massacro senza attenuanti che parte come un bulldozer e finisce in modo altrettanto spietato. L’opener e title track ha quei suoni che avrebbe potuto avere un disco come “Kill ‘Em All” se non fosse stato prodotto ma semplicemente suonato in versione demo: l’attitudine è quella anche se decisamente più ignorante e minimalista. Tutte le tracce sono un susseguirsi di riff tagliagola tra pennate alternate e legati, tapping e quant’altro possa farci tornare indietro nel tempo. La genuinità del combo è talmente pura da sembrare neve bianca immacolata, sporcata però da schizzi di sangue rosso scuro: l’unica cosa che non mi quadra è come possa suonare così americana una band totalmente europea! Se a una persona fate ascoltare “Consecrated Slaughter” vi dirà assolutamente che si tratta di una band del 1988 o giù di li: le reebok bianche alte e i jeans elasticizzati si materializzano nel vostro guardaroba traccia dopo traccia e non aspettano altro che essere indossati e portati di nuovo in giro con orgoglio; la Bay Area non è mai stata così vicina e vi sembrerà di poter sfrecciare con lo skate logorato in qualche viale pieno di variopinte insegne al neon e palme alte 20 metri, tra belle ragazze in bikini con più curve di Montecarlo. Questa ristampa è un antipasto che calma la fame in attesa del nuovo album: simpatico, irruento e facinoroso, con dei suoni puliti e potenti rispetto alle uscite dello stesso genere, grazie ad un remaster ben riuscito. Da ascoltare solo se il proprio quoziente di analfabetismo è parecchio elevato, in compagnia di 12 birre da discount, i capelli sporchi e mozziconi di sigaretta spenti sul pavimento.