Bonehunter – Children Of The Atom

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Grizzly cibernetici, assalti nucleari, peni in erezione, riviste porno di serie C e qualche spruzzo di liquido seminale verde derivante da sesso sadico fatto con alieni; queste sono le cose che gasano di più i Bonehunter. Il giovane trio finlandese, abile e arruolato per la guerra galattica dal lontano 2011, non le manda a dire e dopo l’ultimo devastante disco in studio “Sexual Panic Human Machine”, uscito solamente dodici mesi fa, la macchina stellare cibernetica torna prepotentemente sul mercato con un platter nuovo di zecca ma dall’attitudine archeologica e bizzarra. Inutile soffermarsi su quanto sia tornato in voga quel genere che prende a piene mani dalla formula usata e abusata dai Venom quarant’anni fa, quel proto black metal che proprio black non è, ma in realtà consiste in un thrash metal becero con mille contaminazioni punk core di bassa lega. Nella ricetta segreta di questi tre teppisti l’ingrediente magico che va a mescolarsi con gli altri, formando quello che loro definiscono “Devil Metal Punk”, consiste nel dare una forte dose adrenalinica alle composizioni, con sacrosanto speed metal e dei ritornelli melodici che, se fossero cantati con una voce più umana, di sicuro risulterebbero pure fischiettabili durante una corsetta mattutina al parco con i cagnolini che giocano spensierati e belle ragazze che ti sorridono.

Tuttavia ci duole dirvi che non è questo il caso perché la voce di Satanarchist farebbe scappare le donzelle e i cani abbaierebbero, tanto è marcia e graffiante, acido che corrode la testa ma che scatena un headbanging forsennato. “Children Of The Atom” si presenta con il solito layout curatissimo e una copertina atomica nel vero senso della parola, col grizzly incazzato, presumibilmente ormai mascotte della band in quanto  presente già dal primo disco datato 2015, e un apocalisse che si scatena appena premiamo play sul nostro lettore sormontato da lattine di birra vuote e portacenere colmi. Una breve intro spiana la strada all’attacco frontale di questi alieni e parte subito “Demonic Nuclear Armament”, con un riff che più punk che non si può, a mille all’ora, con delle grandi linee melodiche e chitarre che spaziano dal tremolo a melodie di chiara matrice hard rock ottantiano. “Sex Messiah Android” prosegue sulla stessa linea dell’opener, con una dose maggiore di irriverenza e brutalità: qui si vede come il thrash trasudi da tutti i pori di questo combo “leather and steel”. La civiltà è in pericolo per le radiazioni nucleari e i Bonehunter ci avvertono di stare attenti: la titletrack è un lavoro davvero sopraffino che unisce la classe del thrash, l’attitudine dell’hardcore e l’epicità del metal classico nel ritornello: “THESE GENOCIDAL WINDS WON’T SET YOU FREE CHAINED ON THIS HELL ON EARTH FOR ALL ETERNITY!!” L’alta tecnologia che cantano e narrano i nostri è tuttavia ben lontana dalla produzione e dai suoni sputati fuori dalle casse intrise di alcol della sala di registrazione: rozzi, minimali e maleducati; ci fanno piombare a fine anni ottanta dove bastava un distorsore attaccato in presa diretta a un ampli che malapena si accendeva. Le vocals filtrate rendono bene l’idea di quanto di più invadente ci possa essere ma ciò che lascia più impressionati è la velocità con la quale scorre il full length senza lasciare possibilità di relax o pensieri positivi. La battaglia galattica intrapresa dai Bonehunter dura per tutti i trentasei minuti, senza un minimo di pace, facendoci cadere in un buco nero dal quale non è più possibile uscire, e se la velocità della luce è surclassata da quella dello stesso buco nero, i Bonehunter battono entrambe impadronendosi di noi senza lasciarci scampo. Il resto del disco viaggia su binari cibernetici sempre omologati dalla NASA portandoci dritti alla fine con la conclusiva “Devil Signal Burst”, un autentico manifesto di death metal melodico scandinavo. Quando la navicella spaziale atterra noi siamo ubriachi di birra galattica e di metallo ortodosso. “Children of The Atom” risulta essere un prodotto concepito con l’intento di divertirsi ma allo stesso tempo cercare di alzare la testa e fare breccia in questo genere che sta prendendo sempre più piede, e dobbiamo dire che i Bonehunter ci sono riusciti alla grande.