Ecnephias – Inferno

0
78

Terza fatica sulla lunga distanza per i nostrani Ecnephias, band che nel corso degli anni ha saputo evolvere in diverse direzioni, pur mantenendo fede alle proprie radici musicali, da sempre distanti da facili ed omologate catalogazioni. Questo “Inferno” riprende in parte il discorso iniziato con i precedenti “Dominium Noctis” e “Ways Of Descention”, modificando le coordinate stilistiche di questi due lavori ed insistendo maggiormente su aperture melodiche di ampio respiro, per la verità già presenti nei citati albums. La proposta dei nostri è fondamentalmente ancora legata ad un blackened doom/death metal di matrice mediterranea, in parte debitore di bands come primi Necromantia, Varathron e Rotting Christ (specialmente l’influenza del capolavoro “Triarchy Of The Lost Lovers” sembra aleggiare su diversi pezzi), con venature sinfoniche e gothic/dark oriented che in quest’opera si fanno più marcate e rimandano in egual misura ai Moonspell di “Wolfheart”, agli Emperor di “Anthems To The Welkin At Dusk” ed ai Paradise Lost di “Icon”. Una miscela affascinante, impreziosita da atmosfere calde e da un senso di oscurità sottilmente maligno e rituale. Per questo la definizione “occult metal” non pare peregrina se accostata alla musica degli Ecnephias, che in certa misura pare essere una sorta di rivisitazione dei vecchi Death SS e Mortuary Drape. L’indole teatrale è ben presente e prende corpo in maniera particolare nel cantato del singer e chitarrista Mancan, che alterna per tutta la durata dell’opera un growling profondo e granitico a clean vocals impostate e magniloquenti. Notevole è la ricerca polifonica nei chorus, che risultano estremamente orecchiabili ma al tempo stesso macchiati da un che di sinistro ed inquietante; personalmente mi hanno ricordato il lavoro svolto dai Theatres Des Vampires sul da molti sottovalutato “Suicide Vampire”. Le liriche affrontano temi legati in senso lato al satanismo, visto attraverso una lente ora romantica ora razionale ed un’impostazione intimista non scevra da una certa ricerca letteraria. Non a caso si trovano nei testi citazioni sia del celeberrimo “Inno A Satana” di G. Carducci sia del “Marriage Of Heaven And Hell” di W. Blake, ma vengono omaggiati anche altri poeti come F. Pessoa. I pezzi, sostenuti da un sound pulito e potente, poggiano su strutture solide, sorrette da un riffing roccioso e quadrato e da linee di chitarra pulite ed accattivanti: centrale è però il ruolo giocato dalle tastiere e dal pianoforte, che tessono trame avvolgenti e di immediata presa sull’ascoltatore, che rimane poi completamente rapito dai ritornelli enfatici e pomposi. “A Satana” e “In My Black Church” (riproposta anche in italiano come bonus track) sono i due episodi migliori del lotto e sublimano alla perfezione tutte le caratteristiche sopra descritte, rappresentando un’ottima epitome del nuovo corso targato Ecnephias. “Inferno” è un disco maturo e ben concepito da un gruppo che dimostra di non aver timore di seguire il proprio istinto. Consigliato soprattutto a coloro che sono disposti ad allontanarsi dai consueti stereotipi e che ascoltano metal estremo a tutto tondo. Una piacevole conferma.