Silencer – Death-Pierce Me

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“Death-Pierce Me” rappresenta la prima ed unica fatica sulla lunga distanza degli svedesi Silencer, trio da tempo defunto e composto dal polistrumentista Leere, dal batterista Steve Wolz e dal famigerato singer Nattramn, sul conto del quale circolano diverse voci (il nostro si sarebbe tagliato le dita delle mani per sostituirle con zampe di maiale, sarebbe stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico, avrebbe tentato di uccidere due bambine a colpi d’ascia ed altre simili amenità), che hanno senza dubbio contribuito ad aumentare l’alone di culto che avvolge questo gruppo e questo disco. Il genere proposto è il più classico depressive black metal; anzi si può affermare senza timore di smentita che questo lavoro – insieme a “Within Deep Dark Chambers” degli Shining, “Suicidal Emotions” degli Abyssic Hate e “Hoffnungstod” dei Wigrid, tutti pubblicati nel giro di poco più di un anno – abbia delineato in modo determinante le coordinate stilistiche, le tematiche ed anche i luoghi comuni di questo sottogenere, divenendo un’influenza importante per molte bands a venire. I pezzi scorrono fluidi e sono costruiti su cambi di tempo frequenti, dettati da una sezione ritmica precisa, ulteriormente sottolineata da una produzione pulita e potente, che mette in risalto soprattutto il suono del basso, profondo e sempre in primo piano. Le chitarre alternano sinistre melodie ad arpeggi ossessivi, per lasciarsi andare ad un riffing gelido e malato, sul quale aleggia insistente lo spettro dei primi Darkthrone. La caratteristica essenziale di questo lavoro è però la prova dietro al microfono di Nattramn, a dir poco sopra le righe. Il singer infatti non utilizza il consueto screaming, anzi non canta affatto: le sue sono piuttosto le urla stridule di una strega indemoniata, alle quali si aggiungono pianti convulsi, improvvisi colpi di tosse e conati di vomito. Uno “stile” che potrà forse infastidire qualcuno ma che rappresenta un unicum nel panorama estremo e marchia indelebilmente quest’opera. La title track è il manifesto della poetica dei Silencer ed il suo testo – decisamente naif – sarà il perfetto commento ai vostri atti di autolesionismo: dieci minuti di dolore e sofferenza espressi attraverso un riff ipnotico e claustrofobico, pochi stralci acustici, qualche nota di pianoforte e, su tutto, le folli grida di Nattramn, che non sembrano neppure seguire la musica. La storia recente passa anche di qua: un disco ispirato ed ispiratore, da avere.