Abigail – The Lord Of Satan

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“The Lord Of Satan” rappresenta l’ultimo nato nella sterminata discografia degli Abigail, ovvero di coloro che si autodefiniscono, non senza una punta di orgogliosa e giustificata arroganza, “the most evil band in Japan”. I nostri infatti possono a buon diritto essere annoverati tra i gruppi di culto dell’underground estremo del paese del Sol Levante – insieme a pochi altri, tra cui i seminali Sigh –, grazie ad una militanza di lunga data (il gruppo è attivo dal 1992) e ad un’attitudine inossidabile. Questo lavoro è una compilation che comprende lo split in compagnia dei Funeral Winds e gli ep “Descending From A Blackened Sky” e “Confound Eternal”. Il fondatore e leader incontrastato del combo nipponico, Yasuyuki Suzuky, definisce la sua musica nient’altro che “street metal”: si tratta sostanzialmente di una selvaggia mescolanza tra black-thrash primordiale, sulla scia di Venom, Bathory e primissimi Sodom; speed metal veloce e assassino di matrice ottantiana; glaciale black metal di stampo nordico, che chiama in causa soprattutto i vecchi e gloriosi Darkthrone; ed una massiccia dose di ruvido rock’n’roll alla Motorhead. Il tutto ovviamente condito con testi inneggianti a Satana e blasfemie varie, quanto meno in questa release; è noto infatti come anche figa e alcol siano tra gli argomenti più ricorrenti nelle liriche di questa leggenda dell’estremo oriente. Il riffone grezzo ed ignorantissimo della punkeggiante opener “Attack With Spell” scopre immediatamente le carte in tavola ed anticipa tutti i temi musicali del disco, che presenta un’alternanza efficace tra feroci assalti all’arma bianca e ritmiche pastose, sostenute da un basso sempre ben presente e condite da linee di chitarra granitiche e martellanti, che non disdegnano di disegnare qualche insana melodia. Con assoli dissonanti e spasmodici che costellano i pezzi e demoniache vocals al vetriolo. Diversi gli episodi da segnalare, come la freddissima “We Shall Not Await The Dawn”, la marziale e carica di groove “Mephistopheles” e la violenta e sporca “Count Barbatos”. Buoni e funzionali all’economia dell’opera anche gli intermezzi di tastiera, che consentono di tirare il fiato prima che la guerra ricominci. Tutti i gruppetti di sfigati che oggi si agitano tanto credendo di aver inventato il black’n’roll dovrebbero farsi un bagno di umiltà e riconoscere agli Abigail – così come ad altri – i loro indiscussi meriti. Hail Black Metal Yakuza!