Darkthrone – Circle The Wagons

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Grezzi, maleducati, ignoranti, eccessivi, arroganti, brutti, sporchi e cattivi. I Darkthrone del nuovo (vecchio) corso sembrano non voler recedere di un millimetro dai loro propositi regressivi e questo “Circle The Wagons”, quindicesima fatica sulla lunga distanza di Fenriz e Nocturno Culto, è lì a dimostrarlo: un album così sfacciatamente old school da dover controllare la data di pubblicazione, perchè pare davvero di avere tra le mani un lavoro uscito nel 1985 anzichè nel 2010. Exodus, primi Iron Maiden, Accept, Angel Witch, Venom, Celtic Frost, gli imprescindibili Motorhead, in alcuni frangenti perfino certi Black Sabbath: tutte queste influenze vengono ingerite, masticate e rigurgitate dal duo norvegese con un cattivo gusto assolutamente delizioso, filtrate attraverso la lente distorta di un atteggiamento volutamente provocatorio e di un’attitudine che più punk non si può. Rispetto ai precedenti “F.O.A.D.” e “Dark Thrones And Black Flags”, questo album presenta qualche elemento lievemente differente: aumenta infatti il gusto melodico dei riff e degli assoli ed aumenta anche la componente prettamente heavy metal, che la fa da padrona in quasi tutti i pezzi. Naturalmente siamo di fronte a canzoni tutt’altro che elaborate e raffinate – anzi, all’opposto, estremamente lineari e “in your face” –, ma non si può non notare come vi sia una presenza molto maggiore di cori accattivanti, di cavalcate ad ampio respiro, di diverse parti in clean vocals sistematicamente caratterizzate dalla classica inflessione da ubriacone all’ultimo stadio. L’ironia, il gusto per la citazione ed un tocco di autocompiacimento trasudano evidenti e tangibili da ogni nota e da ogni lirica, naturalmente per chi ha orecchie per intendere: segno che i nostri agiscono consapevolmente e non sono in stato di rincoglionimento senile. La parte più convincente del disco è quella centrale, nella quale si susseguono i quattro pezzi migliori: la tiratissima e beffarda “I Am The Graves Of The 80’s”; la lunga e cupa “Stylized Corpse”; la travolgente title track, probabilmente la canzone più alcolica del lotto; la potente e rocciosa “Black Mountain Totem”. È vero, i Darkthrone non suonano più black metal e questo potrà forse infastidire qualche integralista con la puzza sotto al naso, ma chi se ne frega. A differenza di molti loro illustri e danarosi colleghi (qualcuno ha detto Satyricon o Mayhem?) hanno mantenuto una credibilità inossidabile. Fintanto che ci consegneranno dischi di questo calibro, i due arzilli vecchietti del Nord potranno percorrere a testa alta la loro strada.