Infernarium – Kadotuksen Harmonia

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Gli Infernarium vengono dalla Finlandia e suonano black metal. Fine: la recensione potrebbe anche terminare qui, dal momento che questo blasfemo power trio porta avanti, nel bene e nel male, un discorso stilistico ormai ampiamente consolidato, attenendosi in maniera pedissequa agli stilemi di quello che può da molti anni e a buon diritto definirsi come un vero e proprio sottogenere con sue particolari (e ferree) regole, seguendo il sentiero tracciato e battuto dai vari Satanic Warmaster, Sargeist, Calvarium, Horna, Azaghal, Korgothurus e compagnia finnica. I nostri sono un gruppo abbastanza giovane (prima di questo debutto sulla lunga distanza infatti hanno dato alle stampe soltanto il mini “Pimeän Hohto” nel 2016) e quindi può anche essere (relativamente) tollerata una certa tendenza a seguire le orme dei loro padri putativi ed a lasciarsi influenzare da chi questo sound lo ha prima inventato e poi plasmato nel corso, almeno, degli ultimi due decenni. In “Kadotuksen Harmonia” ogni cosa è al suo posto ed ogni singolo momento è prevedibile, come in un vecchio, ma solido, slasher anni ottanta di serie b, che si capisce fin da subito dove andrà a parare ma che riserva in ogni caso qualche piccola sorpresa: prendete ad esempio il robusto riff d’apertura di “Herra Kädelläsi” e ditemi se, dopo alcuni secondi, non vi viene spontaneo urlare “UH!” all’unisono con il singer Tyrant, anche senza aver mai sentito prima la canzone. Scontato? Sì, certamente, ma comunque appagante per chi si ciba di queste sonorità senza esserne mai sazio.

Ed in effetti il disco è tutto una consolante epitome del già noto, pur riuscendo comunque a risultare godibile e nient’affatto noioso: le melodie che costellano i pezzi e ne rappresentano la struttura portante sono tutto sommato ben congegnate e si insinuano sinistre nell’orecchio dell’ascoltatore, sapientemente inframmezzate da sferzate più furiose, da cazzuti passaggi al limite del black ’n’ roll e da qualche lugubre tappeto tastiestico, che mantengono alta la tensione pur in un contesto ossessivo ed assolutamente, rigorosamente, saldamente true. Gli episodi migliori di questo sacrilego rosario in musica si trovano all’inizio, in particolare l’opener “Heikkoutensa Orja” e la già citata “Herra Kädelläsi” risultano trascinanti e ben bilanciate tra un’indole più animalesca ed oscure apeture liturgiche, veri e propri canti di qualche empia funzione religiosa. Insomma “Kadotuksen Harmonia” è un efficace bignami dell’ortodossia black made in Finland, con tutti i limiti e tutti i pregi che questo comporta. Un album che non stravolgerà nulla ma che si lascia ascoltare con maligno piacere e che probabilmente troverà il suo posticino nel vasto libro del metallo nero proveniente dalla terra dei mille laghi.