Ulvdalir – …Of Death Eternal

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Dopo otto anni nell’oblio, gennaio 2019 segna il ritorno dei panzer russi Ulvdalir, più agguerriti e incazzati che mai. I pionieri dell’inner circle of True Ingrian Black Metal Death e fondatori di quell’altra entità diabolica che prende il nome di Khashm, tornano per la sempre attiva Iron Bonehead Productions con quasi un’ora di massacro incontrollato che farà gola a chi, oltre ad aver già apprezzato le nobili gesta del combo nei tempi andati, non accetta contaminazioni in un genere che per definizione trasuda odio e rabbia. A undici anni dal loro esordio discografico che porta il nome di “Flame Once Lost” la ricetta per questi pazzi usciti da un manicomio rimane sempre la stessa, come quella della nonna per fare la torta che noi amiamo tanto. Senza troppi preamboli l’intro atmosferica e priva di mordente serve solo a farci addentrare nel marasma che parte con “Awakening”, il risveglio della bestia. Gli Ulvadlir aprono gli occhi e si rimettono in piedi per andare a caccia di cristiani… e spazzeranno via tutto ciò che incontreranno sulla loro strada. Il brano ci riporta all’ultimo ep dei nostri, “Sacral Chalice Of Foundations”, che tanto ci era piaciuto, ma la prima cosa che balza all’orecchio sono i suoni che si sono fatti ancora più cupi e, se vogliamo, ovattati, creando ulteriore chos sonoro lungo tutti i cinquanta minuti di questo “…Of Death Eternal”. Ma qualcosa è cambiato nella formula degli Ulvdalir, come se la nostra nonnina nella sua torta prelibata avesse modificato qualche ingrediente magico… sta a noi scoprire cosa. Nulla di stravolgente sia chiaro: i nostri bifolchi non si sono ancora messi a suonare un rock radiofonico alla Nickelback, per fortuna, ma qualche piccola differenza rispetto al passato c’è: sarà la produzione tendente maggiormente all’oscuro più che ai suoni taglienti e freddi delle precedenti releases; sarà la voce ancora più roca e sporca, sarà un uso ancora più scarso di soluzioni che lasciano intravedere sprazzi di melodia rispetto alle precedenti uscite discografiche; tutto questo ci porta ad ascoltare con maggiore attenzione questa nuova fatica dell’ensemble di San Pietroburgo.

Otto anni di silenzio non sono pochi e quindi, seppur minimale, qualsiasi evoluzione è da considerarsi un percorso naturale nel raggiungimento della maturità musicale dei nostri. Il death metal più becero ora fa più che capolino, essendo presente in dosi piuttosto elevate, a discapito del più canonico black, dal quale la band continua comunque a trarre la sua principale matrice compositiva. Tuttavia, nonostante l’ascolto non sia eccessivamente noioso, non si può dire che scorra in maniera sciolta e disinvolta. Il lotto di pezzi contenuti in questa fatica ha difficoltà a crescere nel breve periodo, e la tentazione è quella di skippare più di una volta, in quanto i vari brani, oltre ad assomigliarsi in maniera eccessiva, in alcuni casi non raggiungono quel climax che ci fa memorizzare una canzone anziché un’altra, tranne che nella bella ed epica “Swords Of Belial” e nell’opener  “Awekening” , ottimi pezzi dove, oltre le capacità tecniche del combo russo, si intravede quel saper costruire brani che, oltre l’impatto e la furia della guerra, riescono a trasmettere anche emozioni diverse. Le capacità della band sono ineccepibili ma “…Of Death Eternal” è un disco che consigliamo esclusivamente a chi è amante della fiamma nera più oscura, quella che arde nelle catacombe più nascoste, e invoca divinità sumere ogni sera prima di andare a letto.