Insonus – The Will To Nothingness

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Avevamo lasciato i nostrani Insonus all’ep d’esordio “Nemo Optavit Vivere”, canonica ma comunque godibile mistura tra raw black metal e sonorità più vicine al depressive, e li ritroviamo ora, dopo due anni, con questo debutto sulla lunga distanza, che esce sotto l’egida della messicana Throats Productions e segna un cambio di registro stilistico piuttosto deciso rispetto a quanto fatto in passato dal duo formato da R. ed A. (in forza ai L.A.C.K. ed ex membro, tra gli altri, dei Black Faith). Come appena detto “The Will To Nothingness” scompagina in modo abbastanza evidente le carte in tavola ed avvicina il sound degli Insonus a quello della scuola svedese classica, pur mantenendo intatto un certo approccio primordiale e grezzo, ben percepibile nel songwriting e nella produzione, che resta sporca e ruvida, senza per questo sacrificare eccessivamente la resa degli strumenti, comunque distinguibili nel furioso caos sonoro generato dalla band. Saranno sicuramente felici i fans dei vari Dawn, Sacramentum, Setherial e Dissection, gruppi che in questo disco vengono citati ed omaggiati a ripetizione, senza che per questo il lavoro si trasformi in un mero plagio o perda irrimediabilmente la propria personalità: gli Insonus danno corpo ad atmosfere infernali ed evocano i loro demoni affogandoli in un mare di blast beats (si tratta di una drum machine, davvero ben programmata e con un suono quasi “umano”) e di riff che si susseguono l’uno all’altro senza soluzione di continuità, mentre lo screaming da belva feroce di A. vomita sull’ascoltatore inni di odio e disgusto, lasciandosi spesso andare ad urla incredibilmente selvagge. E se le liriche rifuggono almeno in parte dai consueti luoghi comuni, andando a concentrarsi più su riflessioni nichiliste e sulla presa di coscienza del proprio disagio interiore (“ Looked at a mirror / I observed myself every day without compassion / And I still see / That something I’m not / Look at a mirror / Disgust and contempt / You’re alone”), l’assalto degli strumenti trova spesso la sua migliore espressione in lunghe parentesi melodiche, ossessive, trascinanti e ben gestite dalla coppia di chitarre, che volentieri si sfogano anche in assoli dal sapore tragico e romantico.

E se la velocità e la furia espressiva restano le principali caratteristiche di un’opera che pare concepita come un unico e continuo grido di dolore, anche le brevi parentesi più epiche, veicolate da semplici ma evocativi arpeggi di chitarra acustica che fanno la loro comparsa all’inizio di un paio di pezzi, risultano efficaci e ben amalgamate nel contesto generale. Tutto è funzionale nella prospettiva di dipingere bui e sconsolati paesaggi interiori. La summa delle attuali potenzialità degli Insonus è plasticamente rappresentata da brani come “The Will To Nothingness IV” e “The Will To Nothingness VI”, lunghe suite (ma tutte le canzoni sono di lunga durata, intorno almeno ai sei-sette minuti, per arrivare anche ai dieci-undici), sferzanti ed apocalittiche, che ci mettono di fronte ad una band in grado di incanalare la propria rabbia distruttiva in strutture cangianti e colme di insane melodie, una band che sembra aver trovato la propria strada espressiva senza rinunciare ad una virgola del proprio istinto primitivo. Bestiale ed al tempo stesso ricco di inquietudine e disperazione, “The Will To Nothingness” è un album che piacerà non solo ai nostalgici del vecchio black metal made in Sweden ma a tutti quelli che amano il black melodico nella sua forma più barbara e impervia, e per questo più autentica. Ascolto sicuramente consigliato.