Front Beast – Shadows

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La Helldprod Records da sempre si occupa di realtà fieramente underground attraverso edizioni limitate a poche decine o centinaia di copie, quasi sempre in formato tape, manifestando così la propria aderenza e devozione alle abitudini e all’attitudine dei bei tempi che furono. Questa volta tocca al progetto Front Beast, one man band tedesca attiva dalla fine degli anni novanta, dietro la quale si cela il factotum e polistrumentista Avenger (al secolo Daniel Cichos), a sua volta impegnato in una miriade di altri gruppi, tra i quali vale la pena di ricordare Szarlem, Angel Of Damnation, Black Priest Of Satan, The Fog, Exorcism e i forse più noti Nocturnal. Insomma un musicista davvero iperattivo e lo si può constatare anche dando un’occhiata alla nutrita discografia dei Front Beast che, oltre a tre album, hanno alle spalle la consueta pletora di demo, split ed ep, che dovrebbe assicurare lo status di cult band in base ai dettami non scritti della vecchia scuola. Come forse avrete già intuito Front Beast non è un progetto che si è in qualche modo evoluto; si tratta invece del classico gruppo che dal debutto ad oggi non ha modificato di una virgola il proprio sound, restando ancorato in questo caso al più becero e grezzo black/thrash d’annata che recupera molti elementi del metallo estremo degli anni ottanta, mescolandoli con qualche suggestione più legata agli anni novanta: un mix decisamente noto (e direi in molti casi anche francamente abusato) che il nostro amico propone e ripropone instancabilmente attraverso una formula ampiamente collaudata, che tuttavia mantiene ancora un certo fascino ancestrale, a patto che il riffing sia ispirato e sufficientemente coinvolgente.

Cosa che purtroppo non avviene sempre nei circa venti minuti di durata di questo “Shadows”, ultima fatica di Front Beast, che segue temporalmente a breve distanza l’album “Third Storm From Darkness” e lo split 7” in compagnia dei connazionali Mournful Winter “Devoured By Darkness / Travel Through Eternity”, pubblicati rispettivamente nel 2017 e nel 2018. “Shadows” ha tutte le caratteristiche di un prodotto underground che non può e non vuole in alcun modo assumere tratti personali, limitandosi a tributare un omaggio ai propri numi tutelari, nel tentativo di inserirsi in un solco tradizionale del quale si sente parte e che vorrebbe perpetuare. Tutto è come poteva essere in qualche marcia release di fine anni ottanta, primi anni novanta: dal riffing estremamente robusto, crudo e minimale, con qualche sprazzo più groovy qua e là (particolarmente azzeccato e molto Bay Area oriented è ad esempio l’incipit di “Taken To The Abyss”), alla sezione ritmica caotica e carica di atmosfere infernali; dalla voce in screaming/growling rauca e affilata, alla produzione tipica di un rehearsal registrato in qualche cantina buia, tra amplificatori poco funzionanti e casse di birra in gran quantità.

Insomma old school fino al midollo, nel bene e nel male. Chi è cresciuto a pane e primi Sodom, chi ha amato e continua ad amare alla follia i primi lavori di gruppi come Iron Angel, Destruction, Venom e Bathory, qui avrà certamente di che soddisfare i propri insani appetiti, anche se è evidente come ormai l’effetto sorpresa sia venuto meno da tempo. “Shadows” è questo: un’uscita underground (per un pubblico underground) rappresentativa di un progetto che tale è e vuole rimanere. Niente di più e niente di meno.