Prison Of Mirrors – De Ritualibus Et Sacrificiis Ad Serviendum Abysso

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Avevamo avuto modo di conoscere i nostrani Prison Of Mirrors in occasione dell’uscita, nel 2017, dell’ep “Unstinted, Delirious, Convulsive Oaths”, breve lavoro che ci aveva ben impressionato per il barbaro ritualismo delle composizioni, freddi inni all’inconcepibile abisso infernale. A tre anni di distanza da quell’uscita, la band salernitana torna a far parlare di sé con questo “De Ritualibus Et Sacrificiis Ad Serviendum Abysso”, loro primo parto sulla lunga distanza. Bisogna dire subito che questo è un disco ostico, che necessita di numerosi ascolti per essere completamente assimilato ed apprezzato appieno: solo quattro canzoni, per una durata complessiva di quasi un’ora di musica, è sicuramente un boccone difficile da digerire; a questo si aggiunge il fatto che il gruppo non concede mai facili appigli melodici e compone canzoni dalla struttura non convenzionale, procedendo piuttosto per accumulo di porzioni più o meno ampie ed articolate lungo un sentiero vorticoso, che conduce direttamente alle più profonde e buie voragini del regno dei morti. Il black metal dei Prison Of Mirrors si pone stilisticamente in linea con quella che ormai da qualche anno a questa parte è diventata la tradizione della nuova/vecchia musica nera: quel filo rosso che parte dall’insuperabile primo full length dei Mayhem e, passando attraverso le geniali rielaborazioni di Funeral Mist, primi Watain e Deathspell Omega (magari depurati da alcune soluzioni più cervellotiche adottate di recente), giunge fino a noi con la musica di realtà come Batushka, Mgla e Uada. Ma se questo è il solco nel quale sembrano porsi i nostri, sarebbe sbagliato pensare alla loro proposta come ad una mera fotocopia di quanto altri hanno fatto in passato e continuano a fare ancora oggi (come invece purtroppo è capitato e continua a capitare in molti altri casi: fotocopie sbiadite, nel tentativo disperato di seguire il filone del momento). I brani scorrono tra cascate di riff in tremolo, con le chitarre distorte di Anubis e Lord Svart sempre in primo piano, e poderosi blast beats, sfiorando a volte territori più vicini a certo death metal dal sound “spirituale”, ma riuscendo comunque ad essere rigorosi e fluidi quanto basta, grazie ad ottime intuizioni compositive ed alla sezione ritmica ben orchestrata dal bassista Nocturnal Silence e dal batterista Bestia (mai pseudonimo fu più azzeccato), in grado di dettare i tempi di questo viaggio onirico, mutando le atmosfere e dipingendo i paesaggi inquietanti che l’ascoltatore sarà chiamato ad osservare lungo il cammino.

Parlo di viaggio e di cammino perché questo disco è in realtà un unico percorso, senza particolari distinzioni tra una canzone e l’altra, e, come ogni percorso, procede tra folli accelerazioni (verso le fiamme che ardono oltre il precipizio) e cupi rallentamenti (a guardare con sgomento le punizioni eterne inflitte alle anime dei dannati, con sottofondo di canti gregoriani, ormai consolidata consuetudine di proposte di questo genere).

La voce di Lord Svart è uno screaming profondo ed evocativo e la produzione, dai suoni distorti e riverberati al punto giusto, non fa che esaltare il feeling maligno che trasuda da ogni nota. Siamo quindi nel bel mezzo di un rituale, che si conclude in maniera maestosa con gli oltre venti minuti di “Ascending Through The Majesty Of The Dark Towers”, suite finale che riassume tutti gli elementi caratterizzanti questo disco, compresi passaggi soffocanti dal sapore doomeggiante, e che  in qualche modo rappresenta la summa di quella che oggi è la musica dei Prison Of Mirrors. Complessità e naturalezza, caos oscuro ed ordine ieratico, rabbiosa cacofonia ed esausta malinconia convivono a braccetto e l’impressione complessiva è quella di essere di fronte ad un lavoro dannatamente maturo, professionale e personale, che può tranquillamente competere con uscite simili di gruppi ben più blasonati e che si candida ad essere uno dei lavori più interessanti del genere in questo ultimo scorcio dell’anno. A volte l’eccellenza ce l’abbiamo in casa e vale davvero la pena di lasciarsi contaminare dallo zolfo e dalla mortifera putrefazione di “De Ritualibus Et Sacrificiis Ad Serviendum Abysso”. Buon ascolto.