Voodus – Open The Otherness

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A quasi due anni di distanza dal full length d’esordio “Into The Wild”, tornano i Voodus con il loro terzo ep in appena cinque anni d’attività, “Open the Otherness” e, se già ci avevano lasciato buone impressioni in passato, con questi venticinque minuti di musica inedita non possiamo che rimanere davvero compiaciuti di fronte a questa nuova prova della band svedese. Nati agli inizi del 2000 con il nome Jormundgand, dopo due ep e un full length, decidono di cambiare nome e approccio al metal estremo, senza abbandonare le proprie origini. E così, dopo altri due ep il citato debut album, questa volta la band decide di dedicarsi a composizioni più articolate e complesse del solito, nelle quali riesce a inserire tutto il proprio repertorio tecnico/compositivo e artistico. Nulla di nuovo, nulla di sperimentale ma tanto black metal made in Sweden, nel quale in più frangenti i mostri sacri della scena, come i mai dimenticati Dissection, i redivivi Necrophobic o gli stessi Netherbird, fanno capolino qua e là, senza comunque mai essere invadenti. Grazie all’esperienza acquisita sul campo di battaglia i Voodus, pur non dimenticando le proprie origini e ispirazioni, riescono a rendersi riconoscibili, grazie ad una dose di malinconia che viene ottimamente unita con l’aggressività tipica del genere.

“Open The Otherness” è semplicemente la conferma di come una band di qualità come i Voodus riesce a esprimere in ventiquattro minuti più di quello che altre band fanno in un disco intero: due tracce epiche, malinconiche e riflessive ma al contempo violente e brutali, come ci ha insegnato da sempre la scuola svedese, che predilige classe e raffinatezza senza mai mettere da parte la cattiveria, conducendo l’ascoltatore in un viaggio selvaggio e tortuoso attraverso le torbide profondità del metallo più nero, puro e melodico.

Nessuna contaminazione dall’esterno, “Open The Otherness” e “Pillars Of Fire” sono due facce della stessa medaglia, con la title track che si snoda per tredici minuti, tra un’infinita quantità di riff, cambi di tempo e atmosfere, tanto da sembrare formata da più brani uniti tra loro, giungendo alla fine, dopo un lungo break atmosferico, a un melody di chitarra che ci accompagnerà sino al termine di questo viaggio. Stesso discorso vale per “Pillars Of Fire”, che propone gli stessi elementi della title track ma in forma differente.

Basti pensare che l’intro può ricordare gli Iron Maiden più epici, per poi trasformarsi in cattiveria pura, esplodendo nei più classici clichés del black metal, tremolo, blast beat e furia assassina in una connotazione più tradizionale, riservandoci comunque una sorpresa quando, nelle battute finali, piazza un solo di chitarra che sembra uscito dalle mani di un certo Adrian Smith quanto a pathos e vibrazioni: autentica ciliegina sulla torta per questo ep, che rappresenta più di un semplice aperitivo in attesa del nuovo full length della band. “Open The Otherness” è un riassunto del mondo Voodus, ossia una costante e indissolubile fusione tra riff melodici e killer, che inducono tensione e violenza a spirale, con una pronunciata enfasi sul flusso narrativo e, soprattutto, su una costante e coraggiosa ricerca di nuove soluzioni coerenti con la forte attitudine anni novanta della band.