Scolopendra – Those Of The Catacombs

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Come il simpatico artropode dal quale prendono il nome, gli Scolopendra sono velenosi, aggressivi e letali. La band italiana, nata un paio di anni fa, è composta da due veterani della scena estrema tricolore, ovvero Kvasir e Saevum, che la maggior parte di voi certamente ricorderà nelle file degli Abhor e dei meno noti Profezia. Questo “Those Of The Catacombs” è il loro debutto assoluto e vede la luce in formato lp (significativamente diviso in “lato oscuro” e “lato macabro”) per quei brutti ceffi della Nuclear War Now! Productions, etichetta che da sempre sguazza a proprio agio in questo genere di uscite. Fin dalla copertina colorata, che potrebbe tranquillamente essere la locandina di qualche dimenticato film horror di serie b degli anni settanta, e dai titoli delle canzoni si intuisce immediatamente che l’album in questione gravita dalle parti di quel filone occulto-orrorifico che proprio nel nostro buffo paese a forma di stivale ha trovato nel corso dei decenni terreno fertile (e basti pensare a gruppi come Death SS, Black Hole o Mortuary Drape). Gli Scolopendra però, a differenza dei loro illustri predecessori, non optano per sonorità heavy, doom o black ma preferiscono un death metal d’annata, particolarmente ruvido e violento, che puzza così tanto di vecchio da sembrare davvero intriso della muffa delle catacombe e dell’umidità dei cadaveri in putrefazione. L’accoppiata formata da horror/splatter e death metal non è affatto inedita (anche all’interno dei confini nazionali, e penso ad esempio ai Fulci, per citare un gruppo recente, comunque più vicino a lidi brutal) ma gli Scolpendra non sono e non vogliono essere un progetto originale: si tratta invece di uno di quei casi in cui l’entusiasmo e la passione nascondono efficacemente la mancanza di originalità, per un risultato finale che non potrà che soddisfare la brama di sangue dei cultori di questo genere di sonorità. Sonorità autenticamente death metal old school, che pescano soprattutto nella tradizione statunitense, con molti e chiari riferimenti, sia sotto l’aspetto squisitamente musicale che sotto il profilo lirico e dell’attitudine, a gruppi come Necrophagia, Nunslaughter, Autopsy e Obituary (e, per uscire dagli USA, citerei anche i norvegesi Wurdulak). Un bel mix, che gli Scolpendra fanno proprio con la giusta dose di personalità, decisi ad addentrarsi tra i corridoi più bui e decrepiti, passeggiando tra tombe scoperchiate e orde di morti viventi coperti di terra e vestiti di stracci.

E lo fanno alternando, con grande perizia ed esperienza, parti più tirate e selvagge e rallentamenti claustrofobici, condendo il tutto con vocals più gracchianti che gutturali (salvo alcuni passaggi nei quali il growl più classico e cavernoso diventa protagonista assoluto). Dall’ascolto dei pezzi, che si susseguono senza particolari cadute di tono e tra i quali citerei soprattutto “First-Class Coffin”, “Zombies Feasting” e “Priest’s Blood Soup” quali episodi migliori del lotto, trasuda anche una certa anima black e rituale, che distingue in qualche misura la proposta dei nostri da quella di altri gruppi coinvolti in questo tipo di sonorità: sarà forse per l’uso, ridotto ma estremamente efficace, delle tastiere, che contribuiscono in maniera determinante a creare quell’atmosfera cimiteriale e raccapricciante che può rimandare a qualche vecchia pellicola di Amando De Ossorio o di Joe D’Amato e che rappresenta la cifra essenziale del disco.

Ogni cosa è al suo posto e anche la produzione è perfettamente in linea con gli intenti della band: con suoni sporchi e artigianali esalta all’ennesima potenza il piglio fai-da-te del lavoro ed è del tutto in linea con lo spirito di un disco che avrebbe potuto essere pubblicato a cavallo tra anni ottanta e novanta. E invece siamo nel 2020 ma gli Scolpendra sono qui a ricordarci che per un buon disco death metal non è necessario possedere una tecnica sopraffina o produrre un cambio di tempo ogni venti secondi ma è invece assolutamente indispensabile sapersi destreggiare tra sangue, frattaglie ed amenità gore di vario genere.