Kernon – Roots Of Malevolence

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Come un fungo malefico che nasce all’improvviso nel sottobosco più umido e oscuro, ecco spuntare dal nulla i lombardi Kernon, band milanese di recentissima formazione, che si presenta con questo “Roots Of Malevolence”, breve ep composto da quattro canzoni, per circa quindici minuti di durata, che risulta interessante sotto molti aspetti, pur con qualche difetto, se vogliamo inevitabile dal momento che si tratta di un esordio assoluto. La band di base suona un black metal che prende in parte le distanze dai consueti canoni nordeuropei ai quali normalmente siamo abituati, in quanto è giocato soprattutto su ritmi rallentati (non mancano ovviamente i passaggi più veloci ed aggressivi) e sulle atmosfere costruite da passaggi più melodici e da squarci ambientali, che si incastrano piuttosto bene nel corpo dei pezzi ed esaltano il concept del gruppo, legato ad un rapporto più autentico tra uomo e natura, in contrapposizione alla corruzione del mondo moderno, con tutto ciò che ne consegue in termini di morte e misantropia. Spunti più legati ad un certo genere di death metal d’oltreoceano, cimiteriale e cavernoso, fanno capolino spesso e volentieri, appesantendo il sound e conferendo ai pezzi in larga parte un andamento rituale, direi quasi tribale.

Questa “simpatia” per soluzioni death oriented si manifesta anche nel cantato, che non è il classico scream ma piuttosto un growl più lento e cadenzato. La band dimostra una certa fantasia di scrittura, con frequenti cambi di tempo e riff che si incastrano bene col tessuto ritmico: il tutto evidenzia una certa tensione progressiva che però non deborda mai in soluzioni cervellotiche, anche perché le canzoni hanno un minutaggio abbastanza contenuto, il che consente opportunamente ai nostri di concentrare le proprie idee in pezzi che risultano più efficaci e ficcanti. Purtroppo le note dolenti arrivano dalla registrazione, vero tallone d’Achille di questo genere di uscite: suoni piuttosto ovattati, che penalizzano soprattutto la batteria, mentre la chitarra negli assoli è davvero troppo in primo piano (ed è un peccato, perché l’effetto cacofonico che si genera rovina in parte la presa melodica degli assoli stessi); anche la voce non ne esce molto bene, perdendo parte del proprio potenziale espressivo, che avrebbe potuto esprimersi in maniera molto più compiuta.

So che è difficile e la carenza di supporti adeguati è un flagello, soprattutto per quei gruppi che non puntano solo ed esclusivamente sull’attitudine (che poi in alcuni casi è una scusa bella e buona per nascondere l’incapacità di creare musica anche solo in minima parte personale). Non è il caso dei Kernon, che invece, pur con pochi mezzi, dimostrano di avere buone idee. Mi piacerebbe riascoltare questi brani con una produzione migliore (sempre retrò e non plastificata ma con suoni più equilibrati) ed il consiglio che mi sento di dare a questi ragazzi è quello di curare per quanto possibile questo aspetto e di cesellare con attenzione i pezzi: potrebbe venirne fuori qualcosa di ancora più interessante.