Falhena – Insaniam Convertunt

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Insanis, Paule; multae te littarae ad insaniam convertunt” (At. 26,24), ovvero “Tu sei pazzo, o Paolo; il troppo studio ti ha condotto alla follia”. Forse nel nostro caso è il troppo black metal che ci condurrà alla follia? I Falhena sono una creatura notturna, proprio come gli insetti appartenenti all’ordine dei lepidotteri, come le farfalle, dai quali prendono il nome, secondo alcune leggende custodi dell’anima delle streghe e tradizionalmente considerati portatori di cattiva sorte, specialmente se neri. Un’immagine che rappresenta bene la musica di questo progetto, dietro al quale si nasconde il mastermind Naedracth, già in band come Aivarim e Eptagon (se volete approfondire, sulle nostre pagine virtuali trovate le recensioni dei loro lavori “Adore Mortal Passion” “Agonia E Silenzio” e “Discrimen”), per l’occasione coadiuvato da Summum Algor e Katharos, già in Adversam e Natassievila. Si tratta dunque di musicisti che bazzicano la scena underground nazionale già da molti anni e che hanno alle spalle un bagaglio di esperienza maturata nel corso del tempo, che traspare immediatamente all’ascolto di questo esordio direttamente sulla lunga distanza, fuori per l’etichetta giapponese Hidden Marly Productions. “Insaniam Convertunt” è un lavoro davvero ben scritto e curato in ogni dettaglio, compresa la produzione, che risulta abbastanza potente, pur scontando un non perfetto bilanciamento tra il suono della batteria, forse troppo in primo piano, e quello delle chitarre, a tratti troppo affossato (ma si tratta di un peccato veniale, che possiamo tranquillamente perdonare). Il black metal dei Falhena è al tempo stesso furioso e melodico, caratterizzato da fughe violente e da stacchi che rallentano la velocità, consentendo all’ascoltatore di tirare il fiato senza intaccare l’atmosfera pestilenziale e mortifera che trasuda di ogni nota.

Velocità e melodia sono le due costanti di questo lavoro, accostabile sotto molti aspetti alla scuola svedese, così come la conosciamo a partire dalla seconda metà degli anni novanta, della quale recupera ed esalta le caratteristiche salienti, rivisitate in chiave quanto più possibile personale: echi di Dark Funeral, primi Setherial e Naglfar, ma anche Dissection, si colgono abbastanza agevolmente in questo o in quel passaggio, senza tuttavia avere mai l’impressione (come purtroppo capita di sovente) di trovarsi di fronte ad una mera riproposizione di quanto già fatto dai citati mostri sacri nei loro anni d’oro. Insomma, la band si lascia influenzare (ed è quasi inevitabile che sia così; d’altronde anche i vecchi progetti di Naedracth erano affini al medesimo filone) ma non si mette a fare fotocopie: il che non è cosa da poco, in un panorama underground che sembra essere sempre più avaro di proposte, non dico originali, ma quanto meno personali. I Falhena invece sembrano avere un loro trademark e lo dimostrano senza tanti preamboli con questa manciata di canzoni, unite dallo stesso approccio e da un’evidente coerenza di intenti ma al tempo stesso diversificate l’una dall’altra, grazie a quegli accorgimenti che distinguono un buon disco da un disco pedestre e scontato, indipendentemente dal sottogenere d’elezione o dall’atmosfera generale che si vuole creare.

L’opener “Voices Are Whispering”, con la sua carica di violenta malinconia; la più sulfurea e decadente title track; o ancora la più snella e ficcante “Memories”, con il suo riff molto svedese, dai connotati più death/thrash e meno canonicamente black, sono a mio giudizio gli episodi di rilievo di un album decisamente ispirato, direi neoclassico (se mi passate il termine), nella misura in cui volge sicuramente lo sguardo al passato, senza però rinunciare a stare al passo con i tempi. Probabilmente non godranno della visibilità di molti altri gruppi, ma i Falhena meritano senz’altro la vostra attenzione ed il mio consiglio è quello di dare un’ascolto a questo “Insaniam Convertunt” perché è una delle uscite nostrane più sorprendenti di quest’ultimo scorcio del dannato 2020. “Verrà un tempo in cui gli uomini diverranno pazzi e, al vedere qualcuno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: “Tu sei pazzo” a motivo della sua diversità da loro”.