Unholy Vampyric Slaughter Sect – The World Trapped In Vampyric Sway (Darker And Darker)

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Oscurissima one man band proveniente dagli Stati Uniti (per la precisione da Northampton, Massachusetts), dietro la quale si cela il factotum Kane, Unholy Vampyric Slaughter Sect è un progetto attivo dal 2015 ma ha già alle spalle un considerevole numero di uscite, tra full length, demo, split e compilation, tutte con una diffusione molto limitata, come nella migliore tradizione del black underground più marcio e lurido. Come si intuisce facilmente dal nome, questo progetto è incentrato su un concept vampirico, che tuttavia è lontano anni luce dai luoghi comuni che di solito vengono in mente quando si associano i vampiri al black metal. Niente donzelle gotiche seminude quindi e niente languidi sospiri erotici: qui regnano il puzzo della morte e della putrefazione in salsa raw, ammantati da una spessa coltre di neve perenne, che si posa sulle lapidi di un cimitero consunte dall’umidità e dal tempo.

La proposta di Unholy Vampyric Slaughter Sect infatti è abbastanza vicina a quella di altre realtà affini a stelle e strisce, come Sanguine Relic, Lampir o i ben più noti Black Funeral: un misto di black metal ultra grezzo e cattivissimo e squarci ambient assai oscuri, per un risultato complessivo decisamente criptico e indecifrabile nella sua più intima essenza. Questo “The World Trapped In Vampyric Sway (Darker And Darker)”, nonostante la sua durata piuttosto contenuta (nemmeno mezz’ora), viene classificato come full length e contiene tutti questi elementi: rasoiate black metal davvero sanguinarie, crude e ferocissime, condite da urla disumane e demoniache e da blast beats indiavolati (si tratta di una drum machine, peraltro ottimamente programmata); il tutto inframmezzato da passaggi ambientali, che spesso sfociano in monologhi estemporanei, in spettrali trasmissioni radiofoniche o in pulsazioni elettroniche cariche di un mood notturno e glaciale. Le canzoni sono costruite sostanzialmente tutte su quest’alternanza tra pieno e vuoto, tra rabbia black e pause ancora più nere, e questo fa sì che l’album in questione risulti un insieme quasi inscindibile, da ascoltare tutto d’un fiato, anche per la sua breve durata.

Tuttavia le conclusive “Lunar Intrusion Of The Crown Shaktra ( Castration Of The Inferior Aura)” e “And I Shall Come To Thee As An Iron Wolf” rappresentano al meglio la concezione musicale e l’attitudine del progetto e sono a mio giudizio gli episodi più riusciti del lotto, grazie anche ad un riffing violentissimo e davvero ispirato. Benché si tratti sostanzialmente di black metal nella sua forma più oltranzista, la produzione è ben lungi dall’essere cacofonica: anzi, è piuttosto potente e definita e consente di distinguere bene le varie sfumature strumentali, pur conservando sempre una certa sporcizia di fondo, che ovviamente in un prodotto di questo tipo calza a pennello. In definitiva siamo di fronte ad un buon album, che mescola in modo equilibrato il black metal più ruvido e l’ambient più claustrofobico e angosciante, senza risultare troppo prevedibile e senza eccedere in inutili sperimentalismi. Ascolto consigliato.