Dauþuz – Grubenfall 1727

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Tra le nuove band di sicuro fascino e interesse, e per nuove intendiamo quelle nate nell’ultimo decennio, possiamo citare i Dauþuz, termine che in antico tedesco significa morte. Fautore di un black metal, per quanto classico, molto raffinato, epico ed evocativo, il duo tedesco si è reso noto per via delle tematiche trattate, che riguardano fondamentalmente l’attività mineraria in Germania e in generale in tutta Europa, con una certa enfasi su episodi storico-sociali, traslando il tutto in argomenti prettamente black metal, come frustrazione, angoscia, rabbia e odio. I Dauþuz dal 2016 viaggiano nel sottosuolo oscuro delle montagne e con questo nuovo ep intitolato “Grubenfall 1727” segnano la loro quinta uscita ufficiale, dopo ben tre full length e un altro ep. In molti si chiederanno che senso possa avere un’uscita del genere ma i Dauþuz non sono degli sprovveduti: la prima e la seconda traccia, oltre essere ri-registrazioni di brani presenti nei primi due dischi della band, sono collegate concettualmente attraverso una connessione testuale che narra del crollo del “Fundgrube Erz-Engel” nel 1727; l’ultima grandiosa traccia “Die Letzte Fahrt”, dall’epica durata di venti minuti, chiude il cerchio della mini trilogia, parlando anch’essa di questo fatto, tra realtà storica e un briciolo di fantasia, come solo i veri narratori sanno fare. Cantando il proprio sdegno per lo sfruttamento delle classi nobili verso la plebe che si adoperava nell’industria estrattiva, il duo teutonico riesce a trasportarci in un mondo oscuro, intriso di rabbia sociale, grazie a una sapiente alternanza tra parti atmosferiche ad altre più brutali e seguendo sempre il filo logico del classico epic metal generato da imponenti muri sonori di chitarra, melodici e fieri. Tra chitarre acustiche e voci pulite, che catturano i momenti più dolorosi, e i più canonici tremolo e blast beat che, insieme a laceranti scream vocals, esprimono la frustrazione che genera la sommossa, la band riesce a raccontare le proprie storie in maniera sublime, con quell’eleganza che appartiene a pochi.

Lungo i trentacinque minuti di questo affascinante lavoro, il gruppo amalgama dignitosamente i fatti alla finzione, la storia alla leggenda, passando in rassegna situazioni strettamente connesse tra loro come il dolore della tragedia e della perdita, che sfocia nell’inevitabile vendetta, che a sua volta porterà a morte violenta e sanguinosa, creando, in maniera del tutto inedita, un filone lirico non convenzionale, attraverso testi molto intensi, che si modellano con efficacia insieme alle varie sfaccettature sonore dei brani. Rispetto alle registrazioni originali, i primi due brani rimangono piuttosto fedeli ma sono qui riproposti in maniera più organica, leggermente abbelliti per quanto riguarda gli arrangiamenti e con una produzione di alto livello, come dovrebbe essere.

Il nuovo pezzo è un’autentica suite, che riassume tutto ciò che è il mondo Dauþuz: una rassegna dei loro tre dischi in studio riassunti in un unico, maestoso brano; un’epopea epica e mistica dannatamente ambiziosa ma che si riesce ad ascoltare senza momenti di stanca nonostante la sua lunga durata. Con “Grubenfall 1727″ la band vuole segnare un nuovo punto di partenza nella propria discografia (si tratta della prima uscita per la Amor Fati Production), sfruttando l’occasione per creare un mini concept di sicuro interesse, sia per chi si vuole avvicinare alla band, sia come retrospettiva a beneficio di coloro che già la seguivano, ma anche come prospettiva su ciò che sarà nel prossimo futuro. I Dauþuz, senza inventare nulla ma semplicemente rimarcando con estrema classe ed eleganza i clichès del più canonico black metal di stampo epico, si candidano a essere tra i futuri nomi di spicco nell’underground estremo tedesco.