Fullmåne – Lurking In The Dark

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Esordio, considerato un full length ma dal minutaggio piuttosto limitato, più vicino a quello di un ep, per Fullmåne (in norvegese “luna piena”), one man band proveniente da Oslo in attività da pochi anni, dietro la quale si cela il mastermind e factotum Mad Moonshine Mattis, questo “Lurking In The Dark”, uscito originariamente in formato tape l’anno scorso per la Screaming Skull Records ed ora ristampato dalla Sliptrick Records, è esattamente il genere di disco che ci si aspetterebbe di ascoltare approcciandosi ad un certo tipo di raw black metal crudo e senza fronzoli. A partire dalla registrazione, che definire low-fi ed artigianale sarebbe un delicato eufemismo, roba che al confronto le prime demo dei Nachtmystium e degli Hellkult potrebbero sembrare iperprodotte, pulite e curatissime. Ma questo, si sa, non rappresenta un ostacolo insormontabile per chi è abituato a cibarsi di questo genere di nefandezze sonore: bisogna però evidenziare che il suono della batteria resta tremendamente ovattato e dietro le quinte, smorzando così la potenza dei pezzi, a tutto vantaggio delle chitarre ultra distorte, che sono invece assolutamente in primo piano, squillanti ed altissime, così come lo screaming rauco e demoniaco che spesso si impone sugli strumenti; il che risulta a tratti fastidioso ma in effetti conferisce al tutto un piglio da cantina che in qualche modo appare adeguato alla proposta musicale del progetto, quanto meno coerente con quelli che sembrano essere gli intenti originari.

Fullmåne infatti suona un black metal secco ed istintivo, muscolare e rabbioso, che alterna momenti classicamente glaciali a squarci stradaioli dal retrogusto black n’ roll, che puzzano di vicoli oscuri pieni di vomito e spazzatura, con qualche straniante tocco tastieristico qua e là (ne sono un esempio i due intermezzi “Space1” e “Space2”): su tutto aleggia un’atmosfera lugubre e nefasta da film horror di infima caratura, che si può dire venga in certa misura ancora più esaltata dalla produzione 100% fai-da-te, pur con tutti i limiti sopra evidenziati.

Mad Moonshine Mattis ci parla in questi termini della sua creatura: “ho passato innumerevoli ore in agguato nell’oscurità (“lurking in the dark” appunto), quindi questo album tratta di un tema molto personale per me. C’è qualcun altro là fuori che può entrare in sintonia con questo? Non lo so, spero di non essere l’unico”.

Un disco che è lontano dalle consuete tematiche satanico-anticristiane, sia a buon mercato che para-filosofiche, (l’autore lo descrive come “un’instantanea oscura e sporca di deriva notturna, paranoia e droghe”) e mette in bella mostra anche nelle liriche quello stesso spirito garage punk e vagamente rock n’ roll che a tratti emerge dalla musica, affiancandosi a certo proto black metal delle origini, per un risultato finale che potrebbe far pensare a realtà come Sex Dumpster e Driller Killer, così come agli Impaled Nazarene più anarcoidi, ma pur sempre ancorato ai classici stilemi del black metal nordico così come abbiamo imparato a conoscerli dai primi anni novanta ad oggi.

Non siamo di certo di fronte ad un lavoro straordinariamente ispirato quanto piuttosto ad un onesto e genuino prodotto underground che va quindi fruito, ed eventualmente apprezzato, per quello che è: personalmente ritengo che una produzione anche solo leggermente più levigata e corposa avrebbe giovato nel complesso ma comunque, se amate le sonorità black ruvide, sporche e grezze, qui troverete sicuramente pane per i vostri denti e pezzi come l’oscura title track o la più sguaiata “Cut Me Open” faranno sicuramente al caso vostro. Cotto (anzi, crudo) e mangiato.