Sarinvomit – Awaken Ye Impious Hordes Of Shaitan

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Eleganti e delicati come una martellata sulle gengive i turchi Sarinvomit ci vomitano (è il caso di dirlo!) addosso tutta la loro furia blasfema e il loro odio anticristiano in questo “Awaken Ye Impious Hordes Of Shaitan”, seconda fatica sulla lunga distanza, che esce sotto l’egida della nostrana Blasphemous Art Productions e segue il debutto del 2018 “Malignant Thermonuclear Supremacy”, estremizzandone (se possibile) ancor di più le spigolosita’ compositive e il sound distruttivo. I nostri baldi giovani ci propongono infatti una mistura miasmatica di war black metal e metal of death che esplode quasi subito, dopo la più classica delle introduzioni con soavi suoni apocalittici, tra tuoni e urla demoniache: la musica assume immediatamente un piglio violento e crudo e fin dall’opener “Weapons Against The Deity” (che peraltro è uno dei pezzi migliori del lotto, insieme a “Belial’s Curse Upon Vatican”) veniamo piacevolmente travolti da riffoni putrescenti e da barbariche cascate di blast beats come se non ci fosse un domani.

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Il sound è quello che tutti conosciamo, senza particolari sorprese, ma la band è piuttosto abile nel dosare bene assalti furiosi in salsa black/death con continue capatine nei territori del più trucido death d’annata, voce in bilico tra growling e screaming, atmosfere sulfuree, riffoni pastosi, rallentamenti catacombali, assoli sparati alla velocità della luce e perfino qualche subdola melodia qua e là, il tutto naturalmente incorniciato da un’allegra dose di blasfemia a go-go e dal più tradizionale immaginario satanista da sagra della porchetta (che ci piace tanto).

I Sarinvomit dimostrano di non essere affatto degli sprovveduti e di saper maneggiare questo magmatico brodo primordiale imprimendo ai pezzi il giusto dinamismo, aiutati da una produzione sporca quanto basta ma non tale da buttare tutto in cacofonia, restando ovviamente ben lontani da qualsiasi forma di originalità, in effetti non necessariamente richiesta, specialmente in questo specifico sottogenere. E così pescano a piene mani e senza nasconderlo dai vari Von, Proclamation, Impiety, Sadistik Execution e Black Witchery (non a caso omaggiati dalla cover finale di “Crush The Messiah”) ma anche da Morbid Angel, Incantation e certi Marduk, riuscendo tutto sommato ad amalgamare bene queste influenze in un disco che probabilmente non passerà alla storia ma che gli appassionati di questo genere di sonorità sicuramente apprezzeranno e che potrebbe perfino diventare un’uscita di culto. Comunque Lucifero è felice e fa le cornine, quindi fatele anche voi.