Countess -The Shining Swords Of Hate

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Sarò sicuramente poco oggettiva e forse ripetitiva nel recensire quest’album, dal momento che ho una vera e propria adorazione verso questa band che riesce ad entusiasmarmi album dopo album, cosa assai rara per i miei gusti. “The shining swords oh hate” segue fedelmente la scia dei suoi predecessori, riuscendo ancora una volta a mantenere saldo uno stile inconfondibile e particolare che caratterizza da più di un decennio la band in questione. Questo è a parer mio uno dei lavori più personali dei Countess, per la presenza di elementi che raramente vengono proposti nelle loro composizioni. Le sette tracce percorrono infatti lidi atmosferici, con sonorità cadenzate a tratti molto lente, quasi ipnotiche ed estremamente suggestive, e sono proprio queste il vero punto di forza di quest’album. L’opener dà subito un assaggio di quel che racchiude questo gioiello; nella lentezza dei suoi passaggi, è una traccia quasi delicata, sicuramente una delle più affascinanti. Le parti cantate sono altresì ridotte al minimo, lasciando spazio alla musica che risulta tremendamente coinvolgente, forse monotona per chi non ama questo genere di sonorità. Sono infatti presenti delle tracce molto lunghe e monotematiche, una su tutte la seconda “Total War” dalla durata di ben 21 minuti, la più lunga in assoluto dell’album… e come non ricordare la quarta “Te Vuur En Te Zwaard (By Fire and Sword)”, anch’essa dal minutaggio corposo, costruita su un paio di riff impregnati di un fascino del tutto peculiare che sono praticamente gli stessi dell’opener, e su un tappeto musicale che subisce pochissimi cambi di tempo e che riesce a trasportare completamente l’ascoltatore in una dimensione quasi magica e oscura. Ovviamente sono presenti le classiche partiture di matrice black in perfetto stile Countess (e ne sono un esempio la terza “Hate From Hell”, che presenta passaggi fulminei e suoni nel complesso forse troppo confusi e zanzarosi, così come la conclusiva “The Return of Darkness and Evil”, cover del vecchio classico dei compianti Bathory), penalizzate indubbiamente da una scarsa produzione la cui inadeguatezza (..dipende dai punti di vista..) viene maggiormente evidenziata nelle tracce appunto più classiche e veloci. A conti fatti un ottimo album che racchiude suoni primitivi e nel contempo incantevoli scenari che certamente resteranno incisi nella mente dell’ascoltatore.