Ba’al – The Fine Line Between Heaven And Here

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Avrete sentito almeno un migliaio di volte la frase: “non giudicare mai un libro dalla copertina!”. È vero ma vorrei precisare un aspetto di questo aforisma che va tenuto particolarmente in considerazione. La copertina è la sintesi visiva del contenuto letterario, musicale o cinematografico che l’autore vuole proporre. A mio parere è un elemento essenziale, di vitale importanza, è la raffigurazione riassuntiva di un insieme di emozioni e pensieri, il biglietto da visita di un’opera complessa. Può essere in controtendenza o scioccante oppure sobria ma in ogni caso rappresentativa del contenuto artistico. Ricevo parecchie uscite da recensire e a causa di limiti puramente temporali sono obbligato a scremare ma non lo faccio a caso, ho sviluppato un metodo personale che fino ad oggi non mi ha mai tradito: la copertina, appunto. “The Fine Line Between Heaven And Here”, il nuovo lavoro degli inglesi Ba’al, ha una grafica bellissima. Mi hanno colpito lo stile “engraving”, il soggetto, i colori, e come una falena attratta dalla suadente fiamma ci sono volato dentro senza alcun timore di bruciarmi. E non ho sbagliato, perché si tratta di un album eccellente. L’ho spolpato, l’ho ascoltato molte volte e ad ogni passaggio mi sono reso conto che l’immagine di copertina è la sintesi del loro stile: una tetra città industriale affacciata sull’immensità del mare e circondata da una folta foresta; la notte che lascia spazio alla luce del giorno, il paradiso e la terra. La dicotomia, la contrapposizione e il contrasto infatti sono l’anima di questo disco e ciò emerge da ogni traccia, come il sole che sorge e si alterna ad una buia notte senza stelle. I brani proposti sono molto articolati e, nonostante la lunghezza considerevole, non annoiano mai, anzi, è una vera goduria ascoltare i molteplici cambi di direzione che si alternano continuamente.

Una band qualsiasi avrebbe ricavato tre dischi da questa enorme mole di variazioni strutturali. Ciò denota un’evidente maturità compositiva e la capacità di mescolare diversi generi musicali e orchestrarli in maniera così sopraffina merita assolutamente un riscontro critico importante. Il black metal che tanto amiamo è fuso in una lega indistruttibile di altri metalli, come in una fucina di innovazione: ouvertures ricche di pathos affidate a eterei sintetizzatori aprono la strada a epici riff di chitarra, pieni, rigogliosi, di matrice post hardcore, che sfociano in un serrato black metal per poi svoltare repentinamente in parti melodiche, pulite, a volte quasi di stampo folk. Basta ascoltare la traccia di apertura “Mother’s Concrete Womb” per intendere dove la band ci voglia portare: è un’esperienza intricata, magari non semplice da digerire al primo ascolto. L’equilibrio tra atmosfere drammatiche e sezioni serrate, pesanti è grezze emerge ancora di più in “Waxwork Gorgon” e nell’ultima, bellissima, “Legasov”.

Durante tutto il disco è mantenuto perfettamente il tema del contrasto e la coerenza del contenuto è straordinaria e per niente scontata: la probabilità di incappare in stereotipi compositivi e in noiose ripetizioni infatti è molto alta in fase di scrittura, specialmente in album di questo tipo, in cui si cercano originalità e novità ma qui ciò non accade. Questo è metal estremo moderno, cari lettori, la nuova era è alle porte e ciò potrebbe non piacere ad alcuni ma è da accettare. La continua evoluzione porta i musicisti a cercare nuove frontiere in un mondo che ha già visto e sentito praticamente tutto: è semplicemente post. 

REVIEW OVERVIEW
Voto
74 %
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baal-the-fine-line-between-heaven-and-hereTRACKLIST <br> 1. Mother's Concrete Womb; 2. Waxwork Gorgon; 3. Floral Cairn; 4. Well Of Sorrows; 5. The Ocean That Fills A Wound; 6. Legasov <br> DURATA: 62 min. <br> ETICHETTA: Road To Masochist Records <br> ANNO: 2025