Hasard – Abgnose

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Sono decisamente nel mio periodo industrial, amici lettori, o è semplicemente desiderio di ascoltare qualcosa di inusuale? Forse entrambe le cose. In passato mi è capitato di accennare, magari un po’ tra le righe, al fatto che, ragionando in termini quasi darwiniani, sembra che il black metal in parte si stia “evolvendo” in una nuova specie, più moderna, attuale, contestuale alla tecnologia corrente. L’impronta elettronica/ambient/noise, già presente in gruppi come Mysticum, Spektr e Aborym, si sta diffondendo a macchia d’olio e un numero sempre maggiore di realtà underground se ne lascia ampiamente contaminare integrando gli strumenti classici con un sound alternativo, per un risultato piuttosto lontano dall’old school. Questo “Abgnose”, secondo album della one man band transalpina Hasard a due anni di distanza dal debutto “Malivore”, rientra sicuramente nel novero: è un disco assolutamente… non saprei, è difficile trovare un aggettivo adatto perché sarebbe riduttivo, per rendere l’idea con un esempio filmico è una sorta di “Stranger Things” ambientato a Dol Guldur. Hasard ha creato questa creatura ibrida: una perversa cascata di violenza e angoscia, una pioggia di piombo fuso, un baratro senza fine, con elementi presi dalle band sopra citate ma anche influenze riconducibili direttamente a gente come Akhlys e Blut Aus Nord. Il musicista francese, già noto per l’approccio orchestral-ottocentesco del progetto barocco/neoclassico Les Chants Du Hasard, di cui questa nuova incarnazione è uno spin off, ha prodotto un album black metal decisamente spiazzante, che propone la parte più grezza, brutale e veloce del genere esprimendola attraverso una veste lugubremente orchestrata.

Una ricca orchestra di sintetizzatori, drum machine e chitarre violentissime, che incorona le azzeccate linee vocali di Hasard per tutte e cinque le tracce: cinque momenti, cinque incubi, quarantacinque minuti di paura. Lo si intuisce fin dalle primissime note dell’opener: davanti agli occhi dell’ascoltare si staglia immediatamente il nero castello, il sentiero verso l’oblio, grazie ad un approccio compositivo feroce e disarmonico, tuttavia accompagnato da una scelta accurata delle note, che non può che creare immagini mentali distorte, oscure e fredde, che richiamano il vuoto e tutto ciò che non ha a che fare con la vita, la luce e il calore. È quasi ovvio che ad un tale accompagnamento musicale faccia da contraltare un concept lirico assolutamente nichilista (o estremamente realista, fate voi), per usare le parole dello stesso Hasard: “(…) è una testimonianza della forza superiore che governa le nostre vite, né un dio né un diavolo, ma solo puro caso. Non esiste un’entità superiore che siede nel cielo o sotto la terra e osserva con interesse le nostre piccole vite. Solo puro caso ed eventi casuali. Trascorriamo un breve periodo di tempo come un piccolo punto su un pianeta altrettanto piccolo, sperduto da qualche parte nell’universo, e moriamo, solo per vedere i nostri futili successi essere dimenticati con la stessa rapidità con cui veniamo sostituiti. Conta solo il qui e ora, perché non c’è un aldilà. (…) significa rimuovere l’idea del divino, lasciando solo la disperazione di dover vivere e non essere ricompensati per le nostre azioni in questo mondo”.

Il fatto che l’impatto sia molto cinematografico è dovuto essenzialmente ad una produzione pulita e curata, di qualità sicuramente superiore alla media dei prodotti underground, che amplia molto il ventaglio percettivo delle sensazioni sonore. Ogni riff di ogni pezzo evoca un’immagine diversa e la varietà compositiva caratterizza il disco nella sua sostanza e per tutta la sua durata: le tracce sono lunghe ma scorrono che è un piacere grazie soprattutto alla naturale alternanza tra parti a velocità disumana e segmenti più lenti, molto doom, che mantiene alto il livello di attenzione concedendo la giusta dose di riposo ai nostri neuroni e consentendo ad ogni nuovo ascolto di “scovare” qualche sezione prima trascurata. Il black metal più oscuro e dissonante è il terreno fertile su cui fioriscono affascinanti melodie orchestrali: mi congedo con queste parole, contenute nella presentazione del promo e per una volta appropriate, e vi consiglio vivamente di provare questo viaggio musicale intenso, denso e tenebroso.