Storming – Celestial Clear Moonlit

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Negli Stati Uniti si è andato consolidando negli ultimi anni un approccio grezzo al black metal atmosferico, che volge decisamente lo sguardo al passato (penso soprattutto a band come i Ringarë) e in questo filone si inserisce a pieno titolo anche il progetto Storming, one man band dietro la quale si cela il mastermind e factotum Ratatosk. Questo “Celestial Clear Moonlit” è la seconda fatica sulla lunga distanza del nostro amico, a cinque anni di distanza dal debutto “Feast Of Blood In The Heart Of The World”, uscito per la piccola First Spell Productions, che per la verità aveva pubblicato a inizio anno anche questa opera seconda, prima che la prestigiosa Iron Bonehead Productions decidesse di ristamparla pochi mesi dopo garantendole una maggiore (e a mio modesto parere meritata) visibilità. Black metal atmosferico profondamente radicato nella vecchia scuola, questo è ciò che propone il progetto Storming, declinando il genere con assoluta devozione per i propri numi tutelari ma con sufficiente consapevolezza e maturità, così da scongiurare l’effetto fotocopia sbiadita, che è sempre in agguato in questi casi, e offrire all’ascoltatore il necessario coinvolgimento emotivo.

Obiettivi raggiunti attraverso brani decisamente lunghi (tra i dieci e gli undici minuti di durata, ad esclusione della strumentale “A Life-Absorbing Path”, posta al centro quasi a dividere in due l’album, separando la prima parte, più violenta, dalla seconda, maggiormente contemplativa) ma costruiti in modo molto semplice e lineare. Due-tre riff per canzone, elementari ma di presa, ripetuti ossessivamente a creare il classico effetto “vortice ipnotico”; tappeti di tastiere onnipresenti a fare da sfondo onirico e suggestivo al lavoro delle chitarre; batteria lontana e polverosa ma ben presente a dettare i pochi ma ponderati cambi di tempo (come del resto il basso che svolge in sordina il suo compito); una voce che spazia tra screaming nebbioso e cantato pulito “stonato”, con sfumature che vanno dal sussurrato cupo al vagamente corale; il tutto incorniciato dalla consueta registrazione ruspante e da cantina, piena di riverberi e di quel fascino tipicamente amatoriale caratteristico delle produzioni low-fi. Tutti ingredienti ampiamente noti che tuttavia Ratatosk mescola con perizia e cognizione di causa dandoci in pasto un lavoro che risulta essere, come si suol dire, qualcosa in più della mera somma degli elementi che lo compongono, senza peraltro nascondere i propri riferimenti stilistici, che anzi sono tutti lì in bella mostra (e d’altra parte perché vergognarsene?).

Si va da “Filosofem” di Burzum, disco fondamentale per il black atmosferico vecchia scuola, il cui fantasma aleggia oscuro praticamente su ogni giro di tastiera, a “Vinterskugge” degli Isengard, che fa sentire la propria influenza specie con riferimento all’uso piuttosto peculiare delle clean vocals, passando per “Verräterischer, Nichtswürdiger Geist” degli Urfaust, tanto per gradire. Tirando le somme “Celestial Clear Moonlit” è il classico album in cui ogni nota potrebbe portarvi con la mente a qualcos’altro, qualcosa di già sentito, ma che, nonostante questo, riesce a far emergere una propria (e dignitosissima) personalità. Piacerà a chi è rimasto orgogliosamente fermo a un paio di decenni fa e più in generale a tutti coloro che cercano quel particolare feeling che solo il black metal suonato in questo modo può offrire.