Dunes Of Ash – The Fall Of The Seven Sisters

0
356

Immergersi nella corrente “ortodossa” del black metal anni novanta, anche sinceramente, comporta un duplice rischio: da un lato si può cadere nella mera imitazione, dall’altro si può perdere l’energia primitiva che rende quel periodo così iconico. “The Fall Of The Seven Sisters”, debut album dei portoghesi Dunes Of Ash, riesce in buona parte a evitare entrambe le trappole in maniera astuta, grazie a un sound riconoscibile, fedele alla tradizione e “rispettoso delle regole” ma non del tutto privo di personalità e di una consapevolezza “moderna” che evita lo sterile effetto fotocopia. Il risultato è un disco coerente e brutale, che restituisce le sensazioni del black metal delle origini ma con un respiro contemporaneo e un’attenzione ai dettagli che ne aumenta la profondità senza diminuirne l’impatto, consentendo al lavoro di svelarsi ascolto dopo ascolto. Fin dalle prime note dell’opener emerge la dichiarazione d’intenti: niente compromessi. La produzione è ruvida ma comprensibile, con chitarre acute e riverberi naturali che restituiscono l’atmosfera diabolica dei grandi dischi norvegesi di trent’anni fa.

Non c’è la volontà di alterare il suono ma di trasmetterne l’autenticità underground conservando una credibile patina di gelo e imperfezione senza scivolare nella confusione primordiale di un sound puramente low-fi. Con “Womb Of The Abyssal Dawn” e “War Hymn Of The Wounded Star” il disco tocca i suoi vertici di violenza: nulla che non sia già stato sentito ma la band costruisce un efficace muro sonoro, che riporta l’orecchio all’insegnamento dei grandi maestri scandinavi, tra riff serrati, batteria in costante blast e urla laceranti come quelle di un tossicodipendente in astinenza. Ma se da una parte procedono con furia la loro corsa, dall’altra i Dunes Of Ash sanno anche rallentare, come dimostrano le ritualistiche “Sorrow’s Eternal Flame” e “Antlers Of The Celestial Stag”, che si concedono qualche apertura melodica e un’atmosfera più solenne, quasi liturgica. La band dimostra di saper dosare l’intensità, lasciando filtrare una malinconia sottile ma percettibile sino alla conclusiva “The Mortal’s Shame”, che racchiude l’essenza sonora dell’album, alternando momenti da manicomio a sospensioni atmosferiche dal tono epico.

Interessante come queste bestie lusitane abbiano studiato anche l’immaginario lirico in maniera coerente: le “sette sorelle” del titolo rimandano a un universo mitico, tra caduta spirituale e orrori cosmici che renderebbero orgoglioso anche H.P. Lovecraft; una sorta di concept, un mosaico di visioni frammentarie evocato da testi più filosofici che satanici, dove il male è inteso come perdita di luce e dissoluzione dell’essere. Coerenza stilistica e cura nei dettagli sono le parole con cui possiamo riassumere questo “The Fall Of The Seven Sisters”, un disco che riesce a essere violento ma non caotico, compatto ma non monolitico, parlando il linguaggio del black metal classico con voce propria e una visione ben definita.

REVIEW OVERVIEW
Voto
71 %
Previous articleUNHOLY DUNGEON FEST VOL. II – SLAUGHTER CLUB (MI) 29/11/2025
Next articleSainte Obyana Du Froid – The Purest Ending
dunes-of-ash-the-fall-of-the-seven-sistersTRACKLIST <br> 1. The Eye Of The Seraphic Void; 2. Womb Of The Abyssal Dawn; 3. Sorrow's Eternal Flame; 4. Antlers Of The Celestial Stag; 5. Tempest Of The Forbidden; 6. War Hymn Of The Wounded Star; 7. The Mortal's Shame <br> DURATA: 32 min. <br> ETICHETTA: Signal Rex <br> ANNO: 2025