Ergot – Decade

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Ergot, ovvero il nome comune della claviceps purpurea, fungo parassita responsabile della segale cornuta e degli effetti che derivano dalla sua intossicazione, come il “fuoco di Sant’Antonio” e allucinazioni varie che verosimilmente furono alla base della più nota caccia alle streghe, quella avvenuta a Salem verso la fine del XVII secolo. Un moniker “scientifico” ma anche evocativo per questo progetto solista italiano, dietro al quale si cela il quasi omonimo factotum Lord Ergot, che qui giunge alla seconda fatica sulla lunga distanza, ben dieci anni dopo l’esordio “Victims Of Our Same Dreams”, risalente appunto al 2015. E non pare quindi un caso che questo nuovo album si intitoli appunto “Decade”. Un lungo lasso di tempo che ha visto un cambiamento di approccio piuttosto evidente, con il passaggio da sonorità più spontanee e crude, vicine a certo raw black metal sporcato da squarci ambientali di matrice statunitense, a un suono più maturo e sfumato, per molti aspetti riflessivo e raffinato, che si traduce in un black metal melodico e atmosferico, dalle venature depressive abbastanza marcate, tuttavia non privo di una certa ruvida visceralità di fondo. Un’evoluzione, se così vogliamo chiamarla, che all’ascolto di questo disco appare del tutto naturale e ci permette in prima approssimazione di accostare la proposta del nostro amico a quella di realtà come Celestia e Mortifera o anche a certi Shining dell’ultimo periodo o ancora, per restare a casa nostra, ai Blaze Of Sorrow, il cui riffing “classico” mi è sembrato abbastanza affine a quello apprezzabile in questo album.

I brani sono tutti ben costruiti e trascolorano come le foglie sugli alberi in autunno attraverso momenti di amara malinconia e altri nei quali sembra prevalere invece una rabbia contenuta e impotente, restando comunque saldamente legati a una struttura tradizionale che ne favorisce la fruizione insieme all’uso esclusivo dell’idioma nativo. Le liriche in italiano non costituiscono certo una novità assoluta ma la lingua patria nel particolare contesto di “Decade” risulta un elemento determinante e una scelta decisamente azzeccata: spezzettata ed aspra quando è il caso, morbida e avvolgente a sottolineare i momenti in cui prevale un piglio mestamente introspettivo. Sarebbe quasi pleonastico citare un brano a discapito di un altro perché il disco sembra proprio costruito come un viaggio interiore da assaporare nella sua dolente interezza, tuttavia a mio modesto parere “AlterEgo666” e la conclusiva “Riflesso Di Mille Realtà” sono probabilmente gli episodi meglio riusciti, quelli nei quali la collera rancorosa e la plumbea mestizia si uniscono in un connubio indissolubile che farà breccia nei vostri cuoricini neri. Per chi non cerca solamente la ferocia belluina ma apprezza anche la cura negli arrangiamenti e la levigatezza del sound, questo lavoro potrà essere una gradita sorpresa e si candida ad essere una delle uscite più interessanti dell’anno nel vasto calderone del black metal atmosferico (anche se destinato quasi sicuramente a non godere della giusta visibilità), un sottogenere, come del resto molti altri, inflazionato all’inveorsimile, nel quale risulta sempre più arduo scovare lavori di qualità: ed è questo il caso.