I nostrani Imbolc, band nella quale militano membri di Darkend, Demiurgon e Unbirth, tornano con questo “Sette Cornici Di Purificazione”, terza fatica sulla lunga distanza sotto l’egida della connazionale Masked Dead Records, che vede la luce a pochi mesi dall’uscita dell’ep “Nere Metamorfosi”. Siamo di fronte a un lavoro che si muove chiaramente dentro la tradizione del black metal atmosferico e melodico con qualche influenza post-black, e lo fa con una sensibilità compositiva che esplora territori decisamente grigi e disperati. Per intenderci non è un disco che punta tutto sulla violenza o sulla velocità, che pure non mancano: qui il focus è soprattutto sull’atmosfera, sulla costruzione dei riff e sulla capacità di creare un viaggio sonoro coerente. Fin dalle prime note emerge infatti un approccio piuttosto chiaro, fatto di riff malinconici e ciclici, spesso costruiti su progressioni melodiche che ricordano certe derive del black metal più contemplativo alla Agalloch, tanto per citare un gruppo il cui sound potrebbe essere accostato a quello dei nostri amici. Le chitarre guidano l’ascolto, mentre la batteria sostiene le strutture senza strafare, lasciando ampio spazio alla componente emotiva dei brani.

Il disco alterna efficacemente momenti più diretti e veloci a passaggi atmosferici e quasi rituali nei quali entrano in gioco anche momenti acustici, synth e arrangiamenti più dilatati, che contribuiscono a dare corpo a una patina sonora dal sapore orrorifico e cinematografico. E non si tratta di semplici riempitivi perché questi passaggi sono davvero indispensabili per dare respiro alla narrazione musicale. Le composizioni sono generalmente lunghe (quasi tutte ben oltre gli otto minuti) e si sviluppano lentamente: questo può essere visto sia come un pregio sia come un limite perché da un lato permette agli Imbolc di costruire paesaggi sonori molto immersivi ma dall’altro alcune sezioni tendono a dilatarsi forse più del necessario.

Dal punto di vista tematico l’album si muove dentro coordinate piuttosto classiche per il genere, ovvero introspezione, alienazione e un immaginario oscuro che richiama spesso atmosfere macabre: il titolo stesso sembra suggerire un percorso simbolico, come se ogni brano rappresentasse la tappa di un processo di purificazione o di discesa interiore. La produzione dal canto suo è abbastanza pulita per gli standard consueti e permette alle melodie di emergere con chiarezza: questo rende il disco molto leggibile, soprattutto per chi apprezza il lato più atmosferico del black metal. In definitiva “Sette Cornici Di Purificazione” è un lavoro solido, che non cerca di reinventare il genere ma riesce comunque a costruire un’identità sonora coerente e suggestiva. Un disco che punta più sulla profondità e sull’atmosfera che sull’impatto immediato, e che potrà sicuramente trovare l’attenzione degli ascoltatori che apprezzano il black metal nella sua forma più introspettiva e melodica.









