Gladium Regis – Quest

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Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto” è il celebre incipit de “L’Orlando Furioso”, poema cavalleresco dal quale trae ispirazione a livello concettuale il progetto Gladium Regis, insieme a “L’Orlando Innamorato” di Matteo Maria Boiardo e “Ivanhoe” di Walter Scott, suggestioni letterarie che secondo la presentazione del promo dovrebbero servire da metafora per tematiche a sfondo occulto ed esoterico. Si tratta di una one man band, dietro la quale si cela il factotum e mastermind Svafnir, vecchia conoscenza per chi bazzica l’underground estremo italiano, perché fu il cantante dell’ormai defunta pagan black metal band Draugr (di cui ci siamo occupati qui e qui). Il nucleo di Gladium Regis risale infatti ai primi anni duemila quando la band, allora un duo, realizzò il mai pubblicato demo “The Dark Stronghold”, le cui idee servirono poi come base di partenza proprio per i Draugr. Dopo la pubblicazione di “Kingdom” (ma siamo ormai nel 2020), album di debutto interamente dungeon synth/elettronico, Svafnir decide di arricchire la sua proposta musicale aggiungendo elementi metal (non solo black, come vedremo): e si arriva così ai giorni nostri, con “Quest”, seconda fatica sulla lunga distanza, che segna evidentemente una nuova direzione, per molti versi sovrapponibile alle coordinate di certo black epico e dal tocco sinfonico che tanto ebbe da dire nel corso dei mai troppo compianti anni novanta.

Ma, come detto, qui non c’è solo black metal. Vi sono infatti molte ed esplicite influenze riconducibili direttamente al power/heavy più classico, con partiture melodiche e parti più arrembanti, in un eqilibrio che potrebbe essere definito come una sorta di ideale punto di incontro tra Summoning, Blind Guardian, Stormlord e Bal-Sagoth, con l’aggiunta di tastiere, ora sognanti e incantate ora più drammatiche, e chitarre acustiche, a colorare il tutto con qualche sfumatura folk/medievaleggiante che nel contesto generale non guasta affatto.

Sono un chiaro esempio di quanto appena affermato canzoni come “Durindana” (la spada più famosa, insieme a Excalibur, dell’epica medievale!), “Crux Inversa Intra Lunam” (più vicina al black epico propriamente detto), “The Last True Knight In A Broken Land” (quest’ultima invece più affine a certo metal classico dall’indole intensa e drammatica) e la title track, che è in qualche misura la summa delle varie peregrinazioni stilistiche di cui è costellato l’album.

Un piatto ricco quindi, sia dal punto di vista lirico che sotto il profilo prettamente musicale, nel quale gli ingredienti sono dosati e mescolati con il necessario mestiere (stiamo comunque parlando di un musicista di esperienza), e che ci restituisce sapori antichi, al netto di qualche passaggio forse leggermente prolisso e di una produzione che a mio parere avrebbe potuto essere molto più potente e levigata (ma credo che si tratti di una scelta voluta, che in effetti mantiene il disco nel recinto di un suono che strizza consapevolmente l’occhio all’underground estremo dei tempi che furono). Peccati veniali perché in definitiva siamo di fronte ad un buon lavoro: se amate la “grandeur” di certo black metal epico/sinfonico dal piglio narrativo, qui troverete certamente pane per i vostri denti. Con l’ulteriore pregio che potrebbe risultare appetibile ad una platea più vasta rispetto alla cerchia ristretta di fruitori del metal estremo.

REVIEW OVERVIEW
Voto
72 %
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gladium-regis-questTRACKLIST <br> 1. Malheureux En Amour; 2. Le Audaci Imprese Io Canto; 3. Durindana; 4. Crux Inversa Intra Lunam; 5. Intermezzo; 6. The Last True Knight In A Broken Land; 7. Acriter Pugno!; 8. Quest; 9. Flight Of The Hippogriff <br> DURATA: 41 min. <br> ETICHETTA: Dusktone <br> ANNO: 2026