Hajduk – Хвърковата чета

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Ottime notizie per gli ascoltatori che amano scandagliare le profondità più recondite della scena black metal. Dopo tre demo diffusi per posta come si faceva negli anni novanta e ormai praticamente introvabili, ecco in arrivo il primo full length di Hajduk, one man band bulgara dietro la quale si cela il factotum Belgun. “The Flying Band” (questa la traduzione inglese del titolo) è una opera incentrata sulle gesta e sulla morte del rivoluzionario bulgaro Georgi Bankovsky. Sticazzi direte giustamente voi, ma per questo ragazzo rappresenta la fonte di ispirazione che lo ha portato a produrre un disco davvero gagliardo. Non aspettatevi orpelli introduttivi ambientali perché qui fin dall’opener “Кърваво писмо” si parte spediti, diretti e glaciali: la musica entra a gamba tesa, sprezzante, come se avesse fretta di recuperare i sei anni di silenzio che dividono questo disco dalle precedenti pubblicazioni. Il sound è grezzo, freddo, ruvido, talmente distorto da “grattare” all’orecchio: ciò nonostante i riff di chitarra si distinguono bene, spesso supportati da mid tempos di pregevole fattura. Il contraltare di una produzione ridotta all’osso è rappresentato dal cantato: una voce caricata da un forte effetto “eco” che la rende distante in termini spaziali: sembra quasi che la band stia suonando ossessivamente per risvegliare lo spirito di Bankowski che risponde dall’oltretomba.

Nelle tracce successive il copione non cambia molto: in “Непобедима”, che richiama elementi dei migliori Nargaroth e Satanic Warmaster, una batteria veramente ispirata e implacabile detta la via a chitarre distortissime ma precise, mentre la voce insegue in un mix di eco-urla e clean-growl; in “Ударите” sono invece da sottolineare gli ottimi cambi di riff e di ritmo, una linea di basso più presente e l’inserimento di qualche nota di tastiera che non guasta. Solo con “Дим до бога” si tira il fiato: il tempo rallenta, i riff si fanno più semplici ma non meno suggestivi, la voce è più presente. Un pezzo veramente ben realizzato che purtroppo finisce troppo presto, con un effetto dissolvenza che la interrompe nel momento (a mio avviso) più bello, desolante e suggestivo, per lasciare spazio a “Три бюлбюла”, introdotta da quello che potrebbe essere un coro de Le Mystère Des Voix Bulgares (quel coro femminile bulgaro che cantava “Pipppero” con Elio e le Storie Tese, per capirci). Scherzi a parte, le sonorità qui tornano a essere cupe, il ritmo trascinato, la voce un misto di rabbia e disperazione in pieno spirito raw. Fino alla chiusura affidata a “Черната река”, track quasi esclusivamente chitarra-lamento (Burzum, sei tu?), che ci accompagna all’uscita di questa opera breve ma intensa.

Un disco che richiede almeno un paio di ascolti per essere compreso ma che esprime in maniera limpida le intenzioni della band: sei tracce con liriche ispirate fondamentalmente dal folklore bulgaro, adattate ad un black metal furioso ma a tratti melodico, per rendere omaggio ad un eroe nazionale e al sangue versato dai suoi compagni (“The Flying Band” per l’appunto) per combattere l’occupazione ottomana, durata del resto ben cinque secoli. Tematiche chiaramente distanti e probabilmente non interessanti per noi ma non fermatevi a questo. Il prodotto è decisamente buono, fedele ai canoni del caro e vecchio true black metal della seconda ondata: una produzione del 2026 che suona come un album del 1996.

REVIEW OVERVIEW
Voto
69 %
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