Dopo un paio di recensioni di dischi piuttosto “classici” sono finalmente tornato al mio amore profondo: i progetti sperimentali. Con grande piacere ho scoperto questo duo meneghino dedito a un gradevolissimo black metal atmosferico ultra contaminato da una miriade di suoni e momenti originali e sopra le righe. I Rosacroce✝ con questo ep di debutto si collocano in quella dimensione alternativa che prediligo in assoluto. La loro impronta sperimentale rimarca perfettamente la dicotomia del loro nome, la rosa e la croce, il sacro e il profano, il black metal con la sua cruda potenza e l’elettronica con il suo ambient avvolgente. Il binomio non si evidenzia solo nella musica ma si riflette anche nello stile vocale dei due componenti: Selephais con la sua melodica voce femminile e Gauze con il suo scream rude e graffiante. “Acqua Tofana” è un lavoro profondo, che alterna momenti colmi di pathos a parti heavy di stampo classico e sezioni di puro industrial dai risvolti elettronici: è evidente che la capacità di scrittura della coppia sia di alta qualità perché fonde tutti questi elementi in un calderone alchemico di tutto rispetto.

E lo si percepisce fin dall’opener “Antimonos”, una splendida introduzione al viaggio esoterico che ci aspetta. La successiva title track mette subito le cose in chiaro dettando le regole del gioco: riff pesantissimi sono perfettamente supportati da una sezione ritmica industrial, e Selephais con il suo falsetto chiude il cerchio di quest’ottima traccia. La sensazione di sospensione e ritualità aleggia costantemente e lascia in bocca un sapore dolceamaro, come un veleno, come l’acqua tofana del titolo. Un altro brano decisamente riuscito è “Notturno”, in cui un’onirica oscurità regna sovrana e l’amalgama della scrittura, estremamente eterogenea e ipnotica, trasmette molto bene l’ambiente musicale che il duo nostrano vuole proporre.

Così come avviene nella successiva “(((+)))”, probabilmente il pezzo migliore del disco, con un mood molto alla “Stranger Things”, fatto di sintetizzatori dal sound retrò che accompagnano magicamente la linea vocale di Gauze: uno scream ruvido e grezzo, il lamento di un demone imprigionato in una tagliola. E qui la contrapposizione cui si accennava sopra è estremamente presente e dà coerenza e continuità al concept. Effettivamente potrei menzionare tutte le tracce di questo lavoro etereo ma preferisco non rovinare la sorpresa a nessuno: perché sì, cari amici, questo disco è un’autentica sorpresa e nonostante si tratti di un ep d’esordio lascia già emergere la maturità dei musicisti che compongono il progetto Rosacroce✝. Idee molto chiare e continuità nel concept, specialmente in un genere particolare come il loro, non sono abilità comuni: se questo è l’inizio non vedo l’ora di ascoltare il prosieguo.









