Nel black metal non sono molte le band female fronted, anche se la cosa mi pare strana perché da sempre il binomio black metal-tette risulta vincente. E se a questo aggiungiamo un concept classico ma sempreverde, ispirato alla celeberrima contessa Elizabeth Bathory e alle sue variegate (vere o leggendarie che siano, poco importa) depravazioni sessuali a base di torture, sangue e odio assortito per il genere umano, ecco che la combinazione diventa irresistibile. O quanto meno mediamente coinvolgente. La proposta dei Blood Countess, ensemble inglese capitanato dalla cantante The Cuntess (ma che simpatico gioco di parole), al secolo Nina Luisa Mills, che con questo “Imperatrix Sanguinis” giunge alla seconda fatica sulla lunga distanza, a quattro anni dal debutto “Occulta Tenebris”, è infatti mediamente coinvolgente, e senz’altro solida, anche se piuttosto scolastica e tutt’altro che sorprendente. Poco male però, soprattutto se amate quel black metal tiratissimo e violento ma non privo di una componente melodica a tratti anche spiccata, che tanto ebbe da dire per tutta la seconda metà degli anni novanta, quel sound freddo e spietato, tagliente e al tempo stesso diabolicamente avvolgente, caratterizzato da un riffing serrato e implacabile e da una batteria settata quasi sempre su tempi vertiginosi.

Un sound che in via approssimativa possiamo ricondurre a realtà come Enthroned, Lord Belial e Thy Primordial, tutti gruppi ai quali i Blood Countess sono più che debitori. Non c’è niente di male a suonare nel solco di una certa tradizione e i nostri sanguinosi amici albionici fanno proprio questo, scegliendo l’ortodossia e la coerenza e ribadendo con la giusta dose di mestiere un discorso fatto da altri: e in tutta onestà possiamo affermare che questo lavoro certamente non passerà alla storia ma la sua sporca figura riesce a farla discretamente, specialmente nella sua seconda parte. Infatti pezzi come “Purge Of Trenčín” e “Schadenfreude” sono un vero concentrato di abrasiva ferocia e perversa melodia mentre la conclusiva “Anna Nádasdy” dimostra come la band sappia esprimersi in maniera convincente anche alzando il piede dall’acceleratore e concentrandosi maggiormente su tempi cadenzati e marziali.

Sullo sfondo di questo quadro decisamente tipico si staglia un cantato ringhioso e monocorde, forse non particolarmente espressivo ma in linea con la proposta (e poi la nostra “imperatrice del sangue” fa un sacco di “iaaaa” all’inizio dell canzoni, il che è sempre bello). Che dire in definitiva? “Imperatrix Sanguinis” è un album onesto, che promette ciò che mantiene, niente di più e niente di meno, quello che una volta si definiva un album da prendere o lasciare. Noi prendiamo, anche se probabilmente tra qualche tempo in pochi si ricorderanno di questa uscita.









