Venom – Into Oblivion

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Alla veneranda età di 63 anni e dopo quasi mezzo secolo di carriera, “nonno” Cronos non sembra avere alcuna intenzione di appendere il basso al chiodo e lasciare spazio alle nuove leve. Anzi, la sua ostinazione è il simbolo di una vitalità e di una coerenza fuori dal comune, oltre che della persistente capacità di suonare quel metal estremo che ha contribuito a creare con dischi seminali e brani ancora adesso leggendari. Al suo fianco troviamo ancora una volta il chitarrista Rage (John Dixon) e il batterista Danté (Danny Needham), a comporre una triade che, come ai vecchi tempi, rappresenta oggi la formazione più longeva nella storia della band. Un assetto che nel corso degli anni ha alternato lavori eccellenti, come “From The Very Depths” del 2015, a schifezze quasi inascoltabili come “Storm The Gates” del 2018, ma che continua a garantire solidità, soprattutto in sede live. “Into Oblivion” si inserisce perfettamente in questa traiettoria, riprendendo pregi e difetti dei suoi predecessori ma con un bilanciamento più favorevole ai primi. L’album era stato anticipato dal singolo “Lay Down Your Soul”, un brano furbetto e autocelebrativo, quasi manowariano nello spirito, che ha saputo accendere i riflettori nel modo giusto. L’apertura è affidata alla title track, un pezzo veloce e spaccaossa, con un ritornello che si stampa in testa sin dal primo ascolto. Le prime crepe emergono però con i brani successivi: “Nevermore” e “Man & Beast”, sono pezzi legnosi e poco scorrevoli che appesantiscono l’ascolto, così come “As Abow,  So Below”, “Legend”,  e “Metal Bloody Metal”. In generale funzionano meglio i brani dal ritmo sostenuto, tra cui spiccano “Death The Leveller”, “Kicked Outta Hell”, “Live Loud” e “Unholy Mother”.

Si tratta di pezzi diretti, essenziali, che si muovono su quelle coordinate heavy/speed/thrash che, pur senza offrire riff memorabili, centrano l’obiettivo grazie a ritornelli efficaci e a un impatto immediato, perfetti per far scapocciare grandi e piccini. È un peccato che i Venom dell’ultimo ventennio incappino sempre nello stesso errore, ovvero   quello di pubblicare album eccessivamente lunghi senza una reale necessità. Con tredici tracce per quasi quarantacinque minuti (quando in passato si è andati oltre l’ora), “Into Oblivion” soffre di una certa ridondanza: una tracklist più snella, concentrata sulle tracce più dinamiche e incisive, avrebbe probabilmente trasformato il lavoro in un piccolo gioiello; così com’è invece convince ma lascia un po’ di amaro in bocca.

La produzione è fedele alla storia della band, con un suono grezzo e cantinaro, non eccessivamente potente, e lascia ben in primo piano la voce di Cronos. Su quella, non ci sono questioni: il Signor Lant è ancora un fuoriclasse indiscusso e la sua capacità di unire aggressività e melodia rimane quasi ineguagliata. Nonostante tutto, considerando il peso storico della band e la sua straordinaria longevità, i Venom dimostrano ancora di essere in buona forma. Sono capaci di sfornare brani efficaci e di intercettare nuove generazioni di metallari i cui genitori, ai tempi di “Black Metal”, probabilmente erano ancora in fasce o non erano nemmeno nati. In fondo, i Venom restano quello che sono sempre stati: imperfetti, rumorosi, cazzuti e cazzoni. E forse è proprio per questo che, dopo tutti questi anni, li amiamo come il primo giorno.



REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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venom-into-oblivionTRACKLIST <br> 1. Into Oblivion; 2. Lay Down Your Soul; 3. Nevermore; 4. Man & Beast; 5. Death The Leveller; 6. As Above, So Below; 7. Kicked Outta Hell; 8. Legend; 9. Live Loud; 10. Metal Bloody Metal; 11. Dogs Of War; 12. Deathwitch; 13. Unholy Mother <br> DURATA: 44 min. <br> ETICHETTA: Noise Records <br> ANNO: 2026