Gli Azaghal, pionieri del black metal finlandese, tornano con il loro quattordicesimo album in studio, fuori per Immortal Frost Productions. Ed è un altro bel colpo per questi veterani, che mostrano al mondo come si produce un album black metal odl school di qualità. Rispetto ai due dischi precedenti, caratterizzati da soluzioni in senso lato più “moderne”, in questo “Nekrohelios” si percepisce chiaramente la volontà della band di ritornare al loro spirito primigenio e alle radici dei primi lavori, come il classico debutto sulla lunga distanza “Mustamaa”. L’album si apre con un’inquietante title track, un’intro di tastiere che riporta immediatamente alle atmosfere dei primi anni novanta, seguita dall’opener “Elävän Kuoleman Tuhannet Kasvot”, un vero assalto frontale che mette subito in chiaro che qui non c’è spazio per modernismi o soluzioni d’avanguardia ma solo per un insano satanic black metal al 100% puro, duro e crudo.

Tuttavia nel disco non manca di certo la varietà, con passaggi in mid tempos e inserti di tastiera che creano quell’atmosfera sinistra che mette i brividi (un bell’esempio lo possiamo sentire in “Elysium”). A tratti ci sono riferimenti che rimandano vagamente agli Emperor ma non si sfocia mai nei territori del symphonic black metal: le tastiere qui rimangono a corollario delle chitarre per dare maggiore oscurità al tutto e il riffing si mantiene tipico ed inconfondibile, con melodie glaciali, strutture solide ed un’aggressione totale che non lascia tregua all’ascoltatore. Il singer Thirteen, in forza alla band di Narqath ormai da qualche anno, offre una grande varietà dietro al microfono passando da urla aggressive a tonalità più basse e profonde e inserendo anche parti pulite e quasi corali che ben si adattano al contesto e conferiscono maggior dinamismo ai pezzi. Il drumming di Lima da parte sua è martellante e chirurgico nelle parti veloci nonché preciso nei rallentamenti. Se si cerca una produzione moderna qui non c’è: come detto il black metal degli Azaghal è tradizionale e fiero di esserlo. A mio parere sono meritevoli di una particolare menzione la già citata “Elysium”, dove il riffing melodico ha un tocco drammatico e si sposa con una sezione ritmica implacabile e il sinistro motivo delle tastiere, “Saatana, Olen Miekkasi” (“Satana, sono la tua spada”), che sputa fanatismo con i suoi blast beat e le chitarre taglienti e velocissime, e la conclusiva “Noitalasia” dove i giri del motore rallentano per un risultato dal feeling oscuro, oppressivo e rituale.

Nel complesso gli Azaghal hanno realizzato un album davvero solido, una sorta di ritorno alle origini davvero ben realizzato: la dimostrazione tangibile che questi vecchietti sono ancora ben lungi dall’aver finito di sputare sangue! Anzi “Nekrohelios” è uno dei migliori dischi degli Azaghal da diversi anni a questa parte: riesce a suonare nostalgico e devoto al culto della vecchia scuola ma al tempo stesso fresco e pienamente fruibile per gli amanti del genere. Un concentrato di true finnish black metal che ogni appassionato non potrà che apprezzare dall’inizio alla fine.









