Massemord – 12 Years Of Mass Murders

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Questo cd non è un best of e non è neppure il nuovo studio album dei Massemord. Si tratta di una raccolta di materiale risalente al periodo 1995 – 2004, in parte inedito, in parte già pubblicato su precedenti releases. Ora, dopo l’ascolto di questo disco, la domanda nasce spontanea: ma i Massemord ci sono o ci fanno? Perché è innegabile che Lord Hastur Warmachine (rimasto in sostanza l’unico membro del gruppo dopo la dipartita di Der Henker, singer degli italiani Hate, a causa dell’impossibilità economica di sostenere continui e dispendiosi viaggi fino in Norvegia) sia un musicista dotato ed a tratti anche molto ispirato, ma è altrettanto innegabile che alcune tra le ultime songs del gruppo siano schifosamente pacchiane e decisamente deboli dal punto di vista del songwriting. È universalmente noto il mio amore viscerale per le tamarrate blackmetallare (e le dichiarazioni contenute nel booklet sono pane per i miei denti; due chicche imperdibili? Eccovele: “Massemord is the new outstanding black metal band from the cold north that has given back to Norway the sceptre of Black Metal country”, “LH Warmachine is a contemporary genius and he isn’t only a witty guitar player but also a great drummer and a fast keyboards raper”) ma devo confessare che ultimamente faccio fatica a riconoscere ed apprezzare lo spirito della band che, mi pare, si prenda troppo sul serio ed abbia perso lo smalto e la freschezza compositiva degli esordi. Le due songs iniziali, che non a caso sono le più recenti del lotto, sono un perfetto esempio di questo generale e preoccupante calo di tono: riffs catchy ma banalissimi, voce inespressiva, zero rabbia e violenza. Non si può nemmeno parlare di black metal, abbiamo invece a che fare con una sorta di thrash ipervitaminizzato e molto pompato ma decisamente privo di mordente. Le sorti di questo lavoro sono per fortuna risollevate dalle canzoni più vecchie, quelle risalenti al periodo del magnifico debut, nelle quali si torna a respirare l’aria malsana e gelida di quello splendido disco. Le varie “Last Day Of Snow”, “Burning Souls”, “Den Svarte Skogen” e la strumentale “Skogen Kaller Og Vi Svarer 2” sono dei superbi esempi di fast black metal di matrice norvegese, con un riffing pulito e preciso ma allo stesso tempo tagliente e raggelante al punto giusto, ed uno screaming abbathiano davvero incisivo. Pare di sentire i pezzi dei primi Darkthrone in una versione più moderna e ripulita. Viene anche recuperato a tratti quel flavour vagamente folk ed epic presente nel debut che andò invece completamente perduto nel successivo “Obscura Symphonia”; ne è un ottimo esempio un pezzo come “Hell” che con il suo chitarrismo arioso e coinvolgente avrebbe potuto benissimo essere scritto dai Manowar se i Manowar avessero suonato black metal. Purtroppo però la delusione è dietro l’angolo e songs come “Take Me Back To Hell” o la conclusiva “King Of The Universe”, con alcuni inserti elettronici assolutamente fuori luogo e giustapposti, testimoniano una volta di più la scarsa vena creativa degli ultimi Massemord. Buone invece “Blood Of The Wolf”, con una lunga introduzione strumentale dal sapore quasi fiabesco ed una violentissima deflagrazione finale, e “Welcome To Hell”, pezzo elettronico-industrial alla Hocico danzereccio ma comunque efficace, entrambe presenti nel disco virtuale “Rare And Evil”. Inutile invece l’ennesima versione live del classico “Eternal War” (che abbiano deciso di pubblicarla in tutte le loro releases?). In definitiva un lavoro assai eterogeneo, che si guadagna una piena sufficienza grazie alle songs più risalenti nel tempo, ma che non permette di azzardare ipotesi su quale sarà il futuro di questa band. Spero di cuore che i Massemord ritrovino se stessi ed il loro antico splendore e non si facciano prendere la mano da facili tentazioni “commerciali”. Sarebbe un vero peccato.