Diabolicum – The Dark Blood Rising

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Uscito per l’italiana Code666 “The Dark Blood Rising” rappresenta il secondo, e attualmente ultimo, full lenght targato Diabolicum, pionieri dell’industrial black metal più apocalittico ed oltranzista, insieme ai mai troppo rimpianti Mysticum o ai nostrani Aborym. La band svedese, mai troppo considerata dalla critica per la verità, ha saputo creare nel corso della sua ormai decennale carriera un sound personale e difficilmente imitabile, dapprima con uno degli album più sottovalutati della storia (“The Grandeur Of Hell”), e successivamente con questo “The Dark Blood Rising”, vero e proprio manifesto della fine dell’umanità. Attraverso un sound meccanico, nucleare e militante l’allora quintetto comandato dal mastermind Sasrof riuscì a comporre un autentico gioiello di intollerante war black metal in pieno stile svedese combinato con la freddezza e il distacco dell’industrial, mentre qua e là fanno capolino frangenti vagamente malinconici e privi di speranza, come nel magistrale giro di pianoforte sintetico presente nella title track, così distruttivo e apocalittico da risultare persino commovente. Ma qui non si tratta di singoli episodi; ogni traccia presenta molte particolarità e caratteristiche ben definite e dettagliate: da inserti di elettronica marziale, alla particolare alternanza di una drum machine con una batteria reale, al frequente ricorso di campionamenti o ancora di efficaci note di tastiera o voci femminili. E fa sicuramente strano sapere che in un calderone zeppo di così tante peculiarità apparentemente molto distanti fra loro non ci sia nulla di slegato od incoerente. Anzi, le canzoni scorrono fluide, accattivanti, senza mai perdere un’oncia della loro potenza distruttiva, ma, al contrario, direi che presentano il loro lato migliore proprio nei frangenti più sperimentali e bizzarri, come nella bellissima “The War Tide (All Out Genocide)” o nell’ottima “Into The Dementia” in cui fanno capolino momenti marziali colmi di pathos. É chiaro però che non tutti sapranno apprezzare un lavoro così contro corrente, ma credo sia un delitto non considerare il lavoro di una band che lontana dai riflettori del music business si è saputa creare una propria dimensione, influenzando anche molti gruppi odierni. Intramontabili.