Darkenhöld – Castellum

0
479

Giunti alla terza fatica sulla lunga distanza (dopo il debut album “A Passage To The Towers” del 2010 ed il successivo “Echoes From The Stone Keeper” del 2012), i transalpini Darkenhöld continuano a farsi paladini di un black metal melodico dai contenuti fantasy che li avvicina, almeno a livello concettuale, ai nostrani Stormlord, ai primi Abigor o agli austriaci Summoning. Dal punto di vista musicale la band capitanata dal singer Cervantes e dal chitarrista-tastierista Aldébaran, pur essendo tutt’altro che originale, rappresenta una valida alternativa nell’ambito della scena black francese, che sembra ultimamente divisa tra gruppi preoccupati di scimmiottare i Deathspell Omega ed altri invece impegnati ad imitare le vecchie Legiones Noires. Stilisticamente i nostri recuperano le atmosfere dei primi Dimmu Borgir e di altri esponenti forse meno noti del filone sinfonico (penso ad esempio agli Obtained Enslavement), oltre che l’imprescindibile lezione degli Emperor di “In The Nightside Eclipse” e mettono efficacemente in musica i racconti di un medioevo fantastico – tra creature mostruose, eroici cavalieri, castelli abbandonati, cupi boschi infestati, battaglie sanguinose e potenti maghi – che non può che richiamare alla mente il celebre universo tolkeniano. I Darkenhöld sembrano quindi fare propri numerosi luoghi comuni, anche per quanto riguarda la loro immagine (e basta dare un’occhiata alle foto promozionali): eppure “Castellum” riesce ad essere un disco sufficientemente fresco e fruibile, grazie soprattutto ad un riffingwork accessibile ma per nulla semplicistico, equilibrato fra momenti aggressivi ed altri più ridondanti, ed il pregevole lavoro dei synth, volto a tessere trame che conferiscono ai pezzi un notevole flavour epico, ulteriormente sottolineato da brevi intermezzi folk. L’album scorre fluido e carico di pathos, tra picchi di maestosità e passaggi più lugubri ed oscuri, costruendo un mondo immaginario popolato da re e conquistatori, come solo i vecchi lavori di black metal melodico sapevano fare. È dunque piacevole chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare con l’immaginazione dalla poesia arcana creata dai Darkenhöld, riscoprendo un sottogenere sicuramente datato ma che dimostra di avere ancora qualcosa da dire, se riproposto con la necessaria maestria.