Beatrik – Requiem Of December

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Secondo disco per i nostrani Beatrik, dopo essersi presentati con quel piccolo capolavoro che risponde al nome di “Journey Through The End Of Life”, questo “Requiem Of December” tenta di bissare la qualità del suo predecessore. Il nuovo album presenta molteplici novità rispetto al passato, è vero che il gruppo di Frozen Glare Smara si è sempre dimostrato dinamico e in costante evoluzione, ma questo ultimo lavoro possiede svolte stilistiche molto sostanziose. Il suono qui si fa più pesante e opprimente, sfociando spesso in un claustrofobico funeral doom. Anche le vocals appaiono totalmente stravolte, sembrano prendere spunto da quelle dei primissimi lavori targati Katatonia. Le soluzioni adottate nell’evolversi delle varie songs sono spesso riproposte e rimarcate, come se si cercasse di imprimere nell’ascoltatore particolari passaggi, spesso lenti e tetri. Allo stesso modo c’è l’ossessiva presenza di suoni d’organo, di campane. Il disco rappresenta la morte, la perdita definitiva e improvvisa di qualcuno. Tutta la struttura è basata per risultare vincente nel complesso, quindi “Requiem Of December”, per essere capito appieno, andrebbe ascoltato nella sua interezza, visti anche i collegamenti concettuali e musicali che le varie canzoni possiedono. Rispetto al passato viene data meno attenzione alla freschezza del riffing, per puntare l’impegno compositivo nel creare songs dalla struttura rocciosa, dove si avvolgono tristi melodie e la lentezza strisciante d’esecuzione la fa da padrona. Geniale lo stacco acustico nella parte centrale di “Eternal Rest”, avvolto fra i suoni di un ruscello e dal cinguettio di uccelli. Tutte le tracce, come già detto, sono legate da un filo conduttore fatto di melanconia e disperazione e anche a livello di mera musica rispettano un feeling oscuro; le parti lente sopra descritte a volte sono supportate da cavalcate in classico stile black, che fanno riaffiorare alla mente alcuni passaggi di “Journey Through The End Of Life”. Nonostante la struttura del lavoro, non si cade mai nella noia, viste le sfaccettature molteplici con cui viene proposto questo odio esistenziale. In conclusione, un disco diverso dal suo predecessore, se possibile ancora più opprimente e depresso. Forse mancano i riff ispirati del passato, ma la proposta sostitutiva è davvero riuscita, soprattutto coglie l’obiettivo emotivo che i nostri si erano preposti. Un altro ottimo lavoro, un’altra perla nera che brilla di luce propria nella grigia foresta autunnale.