Abomino Aetas – Sower Of Death

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Esordio sulla lunga distanza per gli Abomino Aetas, giovane trio formato da Consitor Mortuus, Imperator e Wermillious. La particolarità di questa band consiste nel fatto che tutti e tre i membri contribuiscono al lavoro compositivo e musicale del gruppo sotto vari aspetti senza ricoprire un ruolo specifico e predeterminato. Di base lo stile proposto è assimilabile ad un black metal raw e old school che affonda le proprie radici tanto nel classico sound made in Norway dei primi anni novanta quanto nel proto black di gruppi come Celtic Frost ed Hellhammer. Niente di straordinariamente originale, ma i nostri riescono a reinterpretare con la necessaria dose di personalità la lezione dei maestri, impreziosendola con qualche spunto interessante ed in certo qual modo “sperimentale”. Innanzi tutto la produzione, grezza e sporca, e con suoni, specie quelli della chitarra, decisamente alti e striduli che forse potranno risultare fastidiosi per alcuni, ma che certamente aumentano l’aura malefica che trasuda dalle note di questo lavoro; anche il cantato, gracchiante e demoniaco, si mantiene su tonalità piuttosto acute. L’elemento più straniante è costituito da inserti di tastiera abbastanza frequenti, dall’afflato dark e quasi “dancerecci”, che costellano molti pezzi quali “Black Angel”, la title track e “Nocturnal Legion” e che, paradossalmente, ben si accostano al songwriting costruito sulle strutture tipiche del black metal più marcio ed ortodosso. Da segnalare la lunga e oscura “Black Hole”, suite di oltre otto minuti che si contrappone idealmente alle altre canzoni, tutte di breve durata, e chiude il lavoro con una cavalcata ben equilibrata tra parti veloci ed altre più cadenzate e ragionate. “Sower Of Death” non è tuttavia un lavoro esente da pecche: i brani sono poco diversificati tra loro, in alcuni passaggi più secchi e lineari l’influenza degli svedesi Craft si fa sentire in modo molto evidente; anche la decisione di utilizzare come piccoli intermezzi tra i brani, intro ed outro, i rumori della pioggia con tanto di tuoni risulta piuttosto scontata e derivativa. Tutto sommato si tratta comunque di lievi difetti che non inficiano la bontà di un disco godibile e ben suonato, che ci permette di conoscere una nuova realtà dell’underground nordico sicuramente valida e promettente.