Pensées Nocturnes – Vacuum

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Debutta direttamente con un album Pensées Nocturnes, one man band proveniente dalla zona di Parigi dietro la quale si nasconde la mente di tale Vaerohn. Siamo di fronte a quello che sostanzialmente é definibile come un disco di black metal depressivo, che sfocia talvolta nei territori del funeral e dell’ambient e che risulta tutto sommato ben suonato e con alcuni spunti degni di nota. In certi momenti la musica può richiamare alla mente le atmosfere nebbiose e rarefatte dei Velvet Cacoon o di Xasthur. In altri frangenti invece sono le influenze di matrice burzumiana a farsi sentire maggiormente, sia nel songwriting che nel cantato, evidentemente ispirato (ma più che di ispirazione si dovrebbe parlare di vero e proprio plagio) allo stile vocale urlato e lacerante adottato da Varg Vikernes in “Filosofem”. Nulla di particolarmente innovativo dunque, se non fosse che il nostro si sforza di personalizzare la propria proposta con inserti di vario tipo, che poco o nulla hanno a che fare con il black metal e che spaziano dalla musica da camera al folk dal sapore più mediterraneo e quasi arabeggiante. Non era certamente facile amalgamare questi elementi così disparati tra loro con una base black dai ritmi sempre lenti e dal feeling così macabro e raggelante ed infatti l’operazione non é riuscita a Vaerohn se non in rarissimi passaggi. Per esempio in “Dés-Espoir” il connubio tra riffing black e pianoforte é solido e riesce ad accompagnare con efficacia l’ascoltatore in un percorso di disperazione e malinconia. Ma si tratta di un’eccezione perché in tutti gli altri pezzi ciò non avviene ed é anzi la componente più tradizionale, ovvero quella più derivativa, a risultare più convincente. É sicuramente da apprezzare il tentativo compiuto dall’artista transalpino di aprire nuove strade ad un genere come il depressive che ormai da tempo langue in una sterile ripetizione dei soliti clichès, ma il risultato sembra essere ancora abbozzato e acerbo.