Umbra Noctis – Il Primo Volo

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“Il Primo Volo”, pubblicato sotto l’egida della nostrana Novecento Produzioni, rappresenta l’esordio sulla lunga distanza per i lombardi Umbra Noctis, band attiva dal 2004 e già nota nell’ambiente undeground. Un aspetto che colpisce fin da subito è legato all’artwork del disco che graficamente cerca di prendere le distanze dai consueti luoghi comuni: immagini semplici ed affascinanti, intrise di un profondo blu notte e testi – completamente in italiano – riportati in caratteri assolutamente leggibili. Anche le liriche sono lontane da abusati clichès: si percepisce un rispettabile sforzo di ricerca personale che però non sempre approda a risultati soddisfacenti. La musica è invece derivativa benchè nasconda diverse sfumature che la rendono, da un lato, intrigante e, dall’altro, non di immediati impatto e fruizione. Proprio come pare suggerire il loro moniker, il black metal dei nostri è come un’ombra che si aggira nella notte, un’ombra oscura e dai contorni non ben definiti, che si insinua nell’orecchio dell’ascoltatore ma che potrebbe anche svanire senza lasciare alcuna traccia di sè. Nella proposta degli Umbra Noctis vi è la prevalenza di una componente malinconico-romantica, che a tratti lambisce territori depressive, per sfociare in aperture ora più atmosferiche ed avvolgenti ora più aggressive ed incalzanti. Per rendere l’idea, e facendo comunque le debite proporzioni, si potrebbe parlare di una sorta di ideale punto d’incontro tra i Katatonia di “Dance Of December Souls”, i Primordial di “Storm Before Calm”, gli Ancient di “The Cainian Chronicles” ed i Taake di “Bjoergvin”: un bel calderone di influenze, difficile da gestire e da amalgamare in modo efficace. Quando l’elemento epico-melodico prende il sopravvento si raggiungono i risultati migliori: accade ad esempio nella patriottica “Oltre La Steppa”, che dipinge con linee essenziali la tragedia della ritirata di Russia, illuminata però dalla speranza degli alpini di ritornare alle proprie case; oppure nella conclusiva “L’Ultima Notte”, che racconta gli ultimi istanti di vita del suicida che si abbandona quasi con dolcezza all’abbraccio della morte. In questi frangenti la band ripercorre con successo strade già battute nel buon split in compagnia dei Gort ed è questa a parer mio la via che gli Umbra Noctis dovrebbero seguire con tenacia. In caso opposto il rischio è quello di farsi travolgere da una miriade di suggestioni che, se non imbrigliate a dovere, danno vita a pezzi poco compatti e slegati al loro interno. Vedremo cosa il gruppo ci riserverà in futuro; per ora godiamoci quanto di positivo c’è nel primo volo dell’ombra della notte.