{"id":10527,"date":"2019-06-14T09:51:58","date_gmt":"2019-06-14T07:51:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/?p=10527"},"modified":"2019-06-14T09:52:01","modified_gmt":"2019-06-14T07:52:01","slug":"kampfar-ofidians-manifest","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/?p=10527","title":{"rendered":"Kampfar \u2013 Ofidians Manifest"},"content":{"rendered":"\n<p>I Kampfar si possono definire la black metal band norvegese 2.0 per eccellenza. Ma pu\u00f2 essere corretto oggi catalogare i Kampfar nel, seppur ampio, anzi immenso mondo black metal? O meglio, lo \u00e8 mai stato? Se si fa un passo indietro di oltre vent\u2019anni, quando la band esord\u00ec con i seminali \u201cMellom Skogkledde Aaser\u201d e \u201cFra Underverdenen\u201d per poi, dopo sette anni di silenzio, tornare con il buon \u201c<a href=\"http:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/?p=2383\">Kvass<\/a>\u201d catalizzando le attenzioni sulle proprie capacit\u00e0 e personalit\u00e0 e sulla potenza sprigionata live, di sicuro la catalogazione, termine bruttissimo che implica una sorta di limite interpretativo alle emozioni che un disco pu\u00f2 trasmettere, poteva essere viking black norvegese nella sua pura essenza, di pregiata fattura, con qualche inserto folk, rozzo ma mai eccessivamente veloce. \u201cMare\u201d in un certo senso pass\u00f2 a uno step successivo, soprattutto grazie a una migliore produzione e a quell\u2019elemento naturale che poi diventer\u00e0 una sorta di marchio di fabbrica della band di Dolk, cosa che \u201cDjevelmakt\u201d e \u201cProfan\u201d hanno ulteriormente sottolineato, rafforzando lo status della band, sino a farla diventare uno dei maggiori esponenti della scena estrema europea. I Kampfar tuttavia sono uno di quei gruppi che non si sentono mai arrivati, mai sazi ma neppure ingordi: questa volta si sono presi ben cinque anni di pausa per mettere in ordine le idee e poter capire sin dove potessero spingersi, guardando oltre le proprie colonne d\u2019Ercole per fare qualcosa di inedito e grandioso. Come un fulmine a ciel sereno che squarcia il cielo illuminando una notte di tempesta, all\u2019alba di questo maggio arriva sugli scaffali dei negozi \u201cOfidians Manifest\u201d, nient\u2019altro che il nuovo e il migliore disco dei Kampfar nella loro ultra ventennale carriera. Ripercorrendo la carriera dei nostri, nonostante fossero palesi le superiori qualit\u00e0 della band rispetto alla media, non avrei mai immaginato che il combo di Fredrikstad avrebbe avuto una maturazione esponenziale a questi livelli, creando un suono che sfugge a qualsiasi definizione e che potrebbe essere chiamato semplicemente \u201cKampfar sound\u201d, e dimostrando cos\u00ec tanta personalit\u00e0 da essere riconoscibili solo dopo pochi istanti d\u2019ascolto, cosa pi\u00f9 unica che rara in ambito estremo. Forse nessuna band storica norvegese (a parte gli Enslaved, che hanno subito una vera e propria trasformazione e, in alcuni episodi, i Mayhem pi\u00f9 deliranti), \u00e8 riuscita ad avere un\u2019evoluzione stilistica impavida e importante come quella di Dolk e compagni, capaci di allargare i propri confini e di esplorare mondi diversi, cercando di crearne alcuni paralleli ma senza mai tradire le proprie origini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"467\" src=\"http:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/kampfar-foto.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10529\" srcset=\"https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/kampfar-foto.jpeg 700w, https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/kampfar-foto-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/kampfar-foto-696x464.jpeg 696w, https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/kampfar-foto-630x420.jpeg 630w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u201cOfidians Manifest\u201d \u00e8 ci\u00f2 che i Kampfar, con fedelt\u00e0 e coerenza, sono nel 2019, dopo aver camminato incessantemente per venticinque lunghi anni, facendo tesoro del proprio passato ed esplorando ogni oscuro lato delle loro menti. Il disco trasuda emozioni quasi dark, sensazioni malinconiche e di disperazione  che vanno a occupare uno spicchio di quello spazio un tempo dedicato in gran parte a sonorit\u00e0 epiche dal retrogusto vichingo. Il tutto sapientemente composto in un opera divisa in sette atti, che vivono ognuno di vita propria ma sono egregiamente legati l\u2019uno con l\u2019altro, in maniera quasi indissolubile, senza necessariamente dare vita a un concept album, in un&#8217;unione carnale tra anima e corpo rafforzata dagli elementi naturali che fungono da perfetto contesto armonioso e danzante. Questo nuovo lavoro dei Kampfar \u00e8 concepito per essere suonato per intero: i pezzi sono parti di un edificio in costruzione, dalle fondamenta al tetto, in una continua e naturale evoluzione che rende le canzoni i mattoni di una casa, tutte importanti e tutte fondamentali. Se si lascia partire il disco dalla prima all&#8217;ultima traccia, l\u2019ascoltatore vestir\u00e0 una gran quantit\u00e0 di abiti, passando dal chiodo ai jeans elasticizzati del thrasher, dai drappi neri della morte ai pantaloni in pelle, dal petto nudo sporco di sangue al  viso decorato dal classico facepaint, fino alle pellicce pi\u00f9 consone a un vichingo: un viaggio lungo tutte le influenze che negli anni hanno contribuito a rendere unico e speciale il sound dei Kampfar. \u201cSyndefall\u201d non si fa pregare, lasciando solo una manciata di secondi a un&#8217;intro sinistra che funge d\u2019apripista a una bordata black d\u2019altri tempi: una violenza inaudita che solo a met\u00e0 brano riesce a calmarsi, dando spazio a un sound pi\u00f9 riflessivo e consono a chi vuole rifiatare dopo una lunga battaglia. E qui inizia a fare da mattatore Dolk, la cui prova su questo disco rasenta la perfezione, specie se paragonata alle pi\u00f9 grezze performance degli esordi. Sar\u00e0 lui il vero protagonista e il valore aggiunto di ogni composizione, grazie ad un variegato registro vocale che va a toccare numerosi stili, spaziando dall\u2019uno all\u2019altro con una scioltezza disarmante: allo scream acuto, gelido e aggressivo, si uniscono harsh vocals pi\u00f9 roche e oscure, ma \u00e8 nelle clean vocals che il nostro eclettico frontman tocca davvero livelli di eccellenza, grazie a una timbrica particolare, cos\u00ec imperiosa e urlata da far impennare l\u2019epicit\u00e0 narrativa senza mai perdere aggressivit\u00e0, dando una maggiore dinamica e profondit\u00e0 ai ritornelli e sfruttando tutte le potenzialit\u00e0 melodiche di questi, che ora hanno una resa decisamente pi\u00f9 orecchiabile rispetto al passato. \u201cDominans\u201d rappresenta il passo pi\u00f9 coraggioso nell&#8217;intera discografia della band. L\u2019inizio con i synth apre a una voce femminile di nostra conoscenza (la bellissima Agnete Kj\u00f8lsrud, gi\u00e0 nota per la sua collaborazione con i Dimmu Borgir nel singolo &#8220;Gateway&#8221;): un brano lento ed evocativo da girone dantesco, mistico e pregno di atmosfere malsane e inquietanti; una perla nera di rara e pregiata fattura, dove il connubio delle due voci che si confrontano e si scontrano di continuo evoca la lotta infinita tra bene e  male. Proseguendo l\u2019ascolto ci si imbatte in una combo di brani da panico: \u201cNatt\u201d ed \u201cEremitt\u201d rappresentano ci\u00f2 che di meglio abbiano scritto i nostri vichinghi norvegesi negli ultimi album. La prima \u00e8 un tripudio di ritmiche black\/thrash che vanno immediatamente in contrasto con la classe  vocale di Dolk, che fa sfoggio di tutto il suo repertorio, dai cori liturgici allo scream e urla pulite dannatamente guerrafondaie. Pazzesco pure il groove creato dalla sezione ritmica, che plasma un lavoro egregio senza mai mettersi troppo in mostra ma fungendo da collante fondamentale del pezzo. Anche in \u201cEremitt\u201d, tassello fondamentale dell\u2019intera opera, la fanno da padrone i continui cambi di tempo e la bravura vocale di Dolk: in questo pezzo riemergono i connotati puramente vichinghi della band, grazie soprattutto a cori che trasportano l&#8217;ascoltatore direttamente su un Dreki in balia delle onde, facendogli assaporare l\u2019aroma tipico di una battaglia trionfale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Kampfar-Band-Logo-Vinyl-Sticker-1__18815__00894.1497940524.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10531\" srcset=\"https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Kampfar-Band-Logo-Vinyl-Sticker-1__18815__00894.1497940524.jpg 500w, https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Kampfar-Band-Logo-Vinyl-Sticker-1__18815__00894.1497940524-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Kampfar-Band-Logo-Vinyl-Sticker-1__18815__00894.1497940524-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.blackmetalistkrieg.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Kampfar-Band-Logo-Vinyl-Sticker-1__18815__00894.1497940524-420x420.jpg 420w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Le ultime due tracce continuano a spiazzare ma al contempo rendono giustizia al livello qualitativo impressionante raggiunto dalla band. &#8220;Skaml\u00f8s!\u201d, dopo un incipit di puro black metal norvegese, si apre a continui cambi di tempo e rallentamenti, con una sempre martellante base ritmica. C\u2019\u00e8 spazio anche per un bell\u2019assolo, prima che le vocals sapientemente sovrapposte anticipino il magnifico epilogo affidato a un pianoforte malinconico e straziante. La conclusiva &#8220;Det Sorte&#8221; introduce Marianne Maria Moen, secondo ospite del disco, per un brano psicologico ed epico, un continuo vortice che riporta indietro nel tempo tra battaglie senza fine, lacrime, sudore e sangue. Il break centrale thrashy e la coda finale in dissolvenza, tra violini, archi, tastiere e la sempre presente voce di Dolk, pongono fine in maniera sognante ed astratta a quello che definirei uno dei pi\u00f9 spettacolari ritorni in campo estremo di questa prima parte del 2019. \u201cOfidians Manifest\u201d \u00e8 un disco completo, che sfiora la perfezione: eclettismo, perseveranza, abnegazione sono solo alcune parole che possono definire oggi i Kampfar che, senza lanciarsi, come molti illustri colleghi, nella gara senza senso a chi suona pi\u00f9 veloce, rude e cattivo, continuano con costanza la loro ricerca sonora, spingendosi sempre oltre, sin dove pu\u00f2 arrivare il loro Draki tra le onde di mari inesplorati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"youtube-embed\" data-video_id=\"ABZcb0kbfi8\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"696\" height=\"392\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ABZcb0kbfi8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;enablejsapi=1\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Kampfar si possono definire la black metal band norvegese 2.0 per eccellenza. 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