DARK ESSENCE TOUR 31-10-2010, Carlito’s Way – Rotorbido (PV)
FORNACE / ADVERSAM / THE TRUE ENDLESS / SULPHUR / VULTURE INDUSTRIES / HELHEIM / TAAKE

Causa diluvio universale in corso, arrivo in quel di Retorbido troppo tardi per poter assistere all’esibizione dei nostrani Fornace e Adversam. Riesco invece a godermi il live dei novaresi THE TRUE ENDLESS, da anni sulla scena e ormai punto di riferimento dell’undergound italico. Prima due parole sul Carlito’s Way, che sembra essere il nuovo locale deputato agli eventi estremi per quanto riguarda il Nord Ovest: spazio angusto, nessun posto a sedere, bagni deficitari ma, in compenso ed almeno per questa sera, suoni e luci molto buoni, corposi e potenti, ed un impianto tecnico che permette di proiettare immagini alle spalle dei gruppi.

Ma torniamo ai The True Endless: i nostri si presentano sul palco in un inedito power trio formato da M. alla voce e chitarra, Pollon al basso e Mayhem alla batteria e sono autori di una prova piuttosto convincente, anche se di breve durata. Vengono proposti, tra gli altri, due ottimi pezzi tratti dal recente split pubblicato in compagnia dei Mephisto: la cadenzata “The Last Days Of The Apocalypse” e la furiosa “Black Flagellation”. Non manca il consueto tributo ai vecchi Mayhem, questa volta omaggiati da un’esecuzione di “Deathcrush” praticamente identica a quella contenuta nel classico “Live In Leipzig”. Comincia quindi l’assalto norvegese ed il primo tra i quattro gruppi della scuderia Dark Essence a salire sul palco sono i death/black metallers SULPHUR, da poco sul mercato con la loro ultima fatica “Thorns In Existence”.

l gruppo propone canzoni dalle strutture piuttosto intricate e poco immediate, che si esprimono attraverso cavalcate arrembanti dal gusto quasi maideniano e melodie di impatto. Francamente ho trovato la loro performance non particolarmente esaltante: troppo freddi e distaccati per riuscire a coinvolgermi.

É quindi la volta dei VULTURES INDUSTRIES, fautori di una sorta di avantgarde metal che personalmente considero non molto adatto alla dimensione live e assolutamente fuori contesto, vista la scaletta di questa sera. I nostri hanno da poco dato alle stampe il loro ultimo full length “The Malefactor’s Bloody Register”, ben accolto dalla critica, e si presentano sul palco con un look abbastanza inusuale: camicia bianca e bretelle. La loro musica dall’andamento nervoso e schizoide, tutta giocata su repentini cambi di tempo, su bruschi rallentamenti ed improvvise accelerazioni e su un cantato pulito esageratamente impostato e teatrale, é lontana anni luce da qualsiasi forma di black metal ed é accostabile a bands come Lunaris, Ephel Duath e, per certi versi, ultimi Arcturus. L’effetto sorpresa però svanisce abbastanza velocemente e subentra inevitabilmente la noia perché i pezzi, in fondo, sono tutti costruiti allo stesso modo. È comunque da sottolineare la performance del singer Bjørnar Erevik Nilsen, in forza anche ai Black Hole Generator, che con le sue mosse epilettiche e le sue smorfie da folle cabarettista, riesce sicuramente a catturare l’attenzione, esibendosi, tra l’altro, nel numero dell’impiccato.

Gli HELHEIM sono tra i capostipiti indiscussi del black metal di matrice pagana e questa sera dimostrano senza ombra di dubbio il loro status di band seminale grazie ad una prova praticamente perfetta sotto ogni aspetto: potente, precisa e bellicosa. I nostri si presentano armati di cotta di maglia e danno vita ad un concerto emozionante, sfruttando al meglio la possibilità di far scorrere filmati sugli schermi dietro di loro. Mentre gli altri gruppi si sono limitati a proiettare il loro logo, gli Helheim propongono immagini a tema con i concetti espressi dalla loro musica possente ed epica: drakkar che sfidano i venti in mezzo alla tempesta, guerrieri vichinghi che si lanciano all’attacco, incendi, battaglie furiose e simboli runici. Ottima e particolarmente apprezzata dal pubblico la scelta di privilegiare nella setlist i primi due albums, “Jormundgand” e “Av Norrøn Ætt”, due autentici classici dei primi anni novanta. Un concerto da incorniciare.

É quindi la volta degli headliner della serata, ovvero i TAAKE, capitanati da un Hoest che si presenta sul palco con chiodo e face painting d’ordinanza, oltre ad un’enorme bandiera norvegese che non mancherà di sventolare più volte nel corso dello show. I nostri sono autori di una performance frenetica e ad alto tasso alcolico, sicuramente non perfetta sotto il profilo esecutivo ma comunque carica di energia e di un’attitudine strafottente e arrogante decisamente “rock n’ roll”. Sotto questo aspetto i Taake mi hanno ricordato lo show dei Satanic Warmaster al quale ho assistito non molto tempo fa. Viene privilegiata l’ultima fatica sulla lunga distanza, l’omonimo “Taake” del 2008: e c’era da aspettarselo, visto il tiro delle canzoni, particolarmente adatte alla riproposizione dal vivo. “Atternat” e “Umenneske” scatenano un putiferio tra il pubblico, sempre partecipe e coinvolto, ma il momento migliore si raggiunge con la splendida “Hordalands Doedskvad I”. Verso la fine ritornano sul palco il cantante dei Vultures Industries ed alcuni membri degli Helheim e la confusione é completa. Un buon concerto, se amate il black metal intrepretato con uno spirito punk.