Hordagaard / Mork / Dauden / Drudensang – Split

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La mala pianta del true black metal continua a partorire i suoi germogli purulenti e tocca a questi quattro gruppi – tre (non a caso) norvegesi ed uno, i Drudensang, tedesco – tenere alta la bandiera del metallo nero nella sua forma più grezza, primordiale, ortodossa ed incontaminata. Ad aprire le danze è Hordagaard, solo project sulla scena da diversi anni con all’attivo ben sette lavori sulla lunga distanza ed un numero sterminato di demo. Il nostro propone un black metal dalle strutture davvero minimali, che ripercorre i sentieri tracciati anni or sono dai padri putativi Mutiilation, Moonblood e Darkthrone, reso attraverso una registrazione decisamente low-fi, che potrà disturbare l’orecchio più delicato. A tanto grezzume ben si attaglia un concept lirico che, a giudicare da titoli come “Woman Of Dirty (Underwear) Desires” e “Filthy Fucking Coitus Whore”, non pare trattare propriamente di filosofia. È quindi la volta di Mork, altra one man band proveniente dalla terra dei fiordi, con all’attivo due full length. La musica è sempre un black metal lineare e senza fronzoli ma con un maggior impatto evocativo, tanto da chiamare in causa realtà come Isengard e Arckanum. Lo spettro dell’inossidabile coppia Fenriz-Nocturno Culto (che anche nelle loro ultime incarnazioni più votate allo speed n’ roll non cessano di fare discepoli) è poi pur sempre presente e lo dimostra un pezzo marcissimo e veloce come “Black Thrashing Roll”, che appare più di un semplice omaggio, con tanto di urletti in falsetto. Seguono i Dauden, band che mi ha di recente molto ben impressionato con la sua opera prima “My Soul Will Be Damned Forever”, un concentrato di fredda ostilità old school dal quale viene ripreso in questa sede il brano “God Not Did Create Us”, uno dei più convincenti del lotto. I nostri, che mi ricordano da vicino bands come Urgehal, Tsjuder od i meno noti Malignant Eternal (prima della svolta industrial), sanno certamente come colpire l’ascoltatore con gelide sferzate black metal, in un perfetto equilibrio tra assalto frontale ed atmosfere maligne, esaltato da una registrazione potente e sufficientemente sporca. Chiudono il quartetto i Drudensang, finora autori di tre demo, anch’essi legati ad un sound grezzo ma più influenzato dalla scuola mitteleuropea e quindi leggermente più atmosferico ed epico, sulla scia di gruppi come Graven e Heimdalls Wacht, grazie anche ad un uso intelligente e mai troppo invasivo delle tastiere: un’oscura intro ed un brano violento ma al tempo stesso cupo e sinistro (“Geisterzug”) lasciano intravedere discrete capacità compositive. Faccio quindi i miei complimenti alla giovane etichetta Dominance Of Darkness per aver scovato questi gruppi sicuramente poco conosciuti, che riescono ciascuno a suo modo a reinterpretare luoghi comuni musicali ormai arcinoti (il che è apprezzabile), ideali per fare un salto nel passato, nella tanto rimpianta prima metà dell’ultima decade del secolo scorso.