Morbid – December Moon

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2036

Morbid: un nome avvolto nella leggenda. L’alone di culto che aleggia su questo gruppo svedese è dovuto in gran parte alla militanza tra le sue fila di Dead che, come noto, di lì a poco diverrà il cantante dei Mayhem, per poi togliersi la vita nel 1991. Altro nome di spicco è quello del chitarrista Uffe Cederlund, che dopo lo scioglimento dei Morbid si unirà ai Nihilist per poi formare gli Entombed. Due personalità di rilievo dei tempi d’oro dell’underground – quando qualcosa di veramente oscuro e maligno sembrava strisciare nelle fredde lande scandinave – danno vita ad uno dei lavori fondamentali del death e proto black metal della seconda metà degli anni ottanta, portando alle estreme conseguenze il discorso iniziato qualche anno prima dai vari Venom, Hellhammer, Slayer e Sodom. “December Moon” è un demo di nemmeno venti minuti di durata, che racchiude in sè svariati motivi di interesse e che influenzerà in modo irreversibile centinaia di gruppi a venire. Le sonorità sono simili a quelle che nello stesso periodo coltivavano bands come Master, Obscurity e Treblinka ma i Morbid dimostrano di avere una forza dirompente ed un impatto superiore ai propri colleghi di nefandezze. Il riffing è grezzo e malato, primitivo e senza orpelli: il gruppo è giovane ed ancora immaturo ma riesce ad infondere nelle proprie note un’enorme carica di aggressività senza lasciarsi prendere da inutili tecnicismi. L’influenza del death d’oltreoceano si fa sentire parzialmente ma è soprattutto il thrash tedesco a marchiare a fuoco le composizioni dei nostri. Anche la produzione è in linea con lo spirito notturno del lavoro: praticamente in presa diretta, sporca e rozza. L’obiettivo della band è quello di dare libero sfogo alla propria violenza e poco importa se il suono della batteria risulta leggermente soffocato rispetto agli altri strumenti o se in alcuni momenti il sound si fa confuso e cacofonico. Sopra ogni cosa vi è ovviamente l’ugola demoniaca di Dead, colui che più di ogni altro ha incarnato con la sua voce, ma anche con i suoi atteggiamenti sul palco, l’anima più necro ed occulta del black metal: il suo cantato è davvero intriso di morte; è il rantolo mefitico della putrefazione. I pezzi sono tutti ottimi, dalla ferocissima “My Dark Subconsciuos”, alla nervosa e tellurica “Winds Of Funeral”; dalla plumbea e lugubre “From The Dark” (che davvero anticipa le atmosfere cimiteriali della celeberrima “Freezing Moon”) alla bathoryana “Disgusting Semla”, graziata dal malefico: “Are You Disgusting?” urlato da Dead con la voce di una strega impazzita e dal folle la-la-la-la-la posto in conclusione. Le canzoni sono tutt’altro che levigate e strutturate; al contrario sono spigolose come dei diamanti grezzi e suonano genuine e dirette nel loro putridume selvaggio. Questo era l’underground autentico. Procuratevi questo lavoro e custoditelo gelosamente, come una testimonianza del tempo che fu.